Abbiamo parlato spesso dell’afasia, sia spiegando brevemente di cosa si tratta, sia condividendo molti spunti di riflessione e materiali utili per pazienti e professionisti. Abbiamo parlato anche di strumenti tecnologici che si adattano alla telerabilitazione. A proposito di teleriabilitazione, anche di questo argomento abbiamo parlato in più occasioni, per esempio nel caso della sua applicazione al trauma cranio-encefalico.

Come osservato in altre circostanze, i cambiamenti negli stili di vita legati al COVID-19 hanno comportato anche modifiche alle modalità di riabilitazione, cercando di adattare queste ultime alle esigenze dei singoli pazienti. Ecco che, in un contesto di isolamento, la teleriabilitazione assume un valore cruciale. Lo assume sicuramente nel caso degli afasici, pazienti che in molti casi necessitano di una presa in carico protratta nel tempo e intensiva, difficilmente procrastinabile a un ipotetico “domani”.

Anche in questo caso ci viene incontro la ricerca scientifica che, dati alla mano, è in grado spesso di fornire buone indicazioni ai professionisti rispetto gli approcci più adeguati, facendo in modo che si ottengano i migliori risultati in base alle caratteristiche dello specifico paziente. A tal proposito, nel 2018 è stata pubblicata una ricerca di Zhou e colleghi[1] nella quale sono stati valutati gli effetti di una riabilitazione computerizzata per l’afasia, confrontando anche gli effetti dello stesso training eseguito a distanza rispetto a quando lo stesso trattamento era condotto dallo specialista fisicamente presente.


Andiamo nello specifico della ricerca…

Sono stati selezionate 40 persone con afasia e divise in 4 sottogruppi:

  • 10 persone facevano riabilitazione computerizzata in ospedale;
  • 10 persone facevano riabilitazione computerizzata a casa;
  • 10 persone rappresentavano il gruppo di controllo a casa (coinvolgimento in conversazioni familiari per 30 minuti al giorno).

Per testare gli effetti del training, tutti i partecipanti alla ricerca, prima e dopo la riabilitazione (14 giorni per la riabilitazione in ospedale, 30 giorni per la riabilitazione a distanza) sono stati sottoposti a valutazione testistica del linguaggio con diversi test: La Western Aphasia Battery (WAB) e la Communicative Abilities in Daily Living Test (CADL).

Ma in cosa consisteva la riabilitazione?

I ricercatori hanno utilizzato una serie di esercizi computerizzati inerenti aspetti specifici del linguaggio ma anche domini non linguistici:

  • Nell’area linguistica, gli esercizi vertevano su comprensione orale, comprensione scritta, ripetizione, denominazione e scrittura (associazione nome-immagine, span di cifre, comprensione di frasi, span di memoria di lavoro, ripetizione di frasi, ripetizione di vocaboli, denominazione di immagini per nomi e verbi, denominazione tramite associazione di figure, denominazione tramite associazione parola-immagine, scrittura di parole e frasi ascoltate, descrizione scritta di figure, utilizzo di sinonimi, eliminazione di non-parole, costruzione di parole);
  • Nell’area cognitiva (non verbale), gli esercizi vertevano su attenzione, memoria e funzioni esecutive (recupero di informazioni appaiate, esercizi Go/No-go, compiti di Stroop, altri basati sul flanker, esercizi di “switching”, esercizi di span attentivo ed compiti di memoria di lavoro basati sull’n-back).

Questi esercizi computerizzati erano utili? C’era differenza nell’utilizzarli alla presenza fisica di un operatore rispetto all’esercitarsi a distanza e in relativa autonomia?

Buone notizie. Questo approccio riabilitativo risultava essere efficace, cioè la combinazione di esercizi relativi al linguaggio e di esercizi “cognitivi” portava a miglioramenti nell’eloquio e nella capacità comunicativa dei pazienti afasici. L’incremento delle performance si riscontrava non soltanto in un punteggio globale come l’Aphasia Quotient della WAB, ma anche in diversi subtest della stessa batteria (linguaggio spontaneo, comprensione orale, ripetizione e denominazione); inoltre, come evidenziato dal miglioramento dei punteggi nel CADL, gli effetti della riabilitazione computerizzata risultavano estendersi anche alle capacità comunicative più generali, non soltanto prettamente linguistiche.

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Tuttavia, va notato che, nonostante risultassero efficaci sia il trattamento in ambito ospedaliero che quello condotto a distanza, il primo approccio comportava miglioramenti più marcati. Quindi la presenza di uno specialista resta comunque importante per garantire risultati più importanti; in ogni caso, l’utilizzo di strumenti computerizzati da utilizzare in teleriabilitazione rappresenta un valido complemento per poter potenziare alcune abilità quando la presenza fisica dell’operatore non è possibile, o per bilanciare i costi e i benefici (lavorare a distanza riduce indubbiamente i costi della riabilitazione).

Un’altra buona notizia è che su questo sito, all’interno del nostro GameCenter sono presenti molte app gratuite per lavorare sugli aspetti linguistici e cognitivi presenti nella ricerca:

  • Per la parte linguistica abbiamo un’apposita sezione per l’afasia su cui non ci dilunghiamo perché la quantità di app disponibili è davvero estesa e vi consigliamo di darci uno sguardo;
  • Per la parte cognitiva abbiamo dedicato un’altra sezione per le app su attenzione e funzioni esecutive. Soltanto per citare alcuni esempi riguardanti la ricerca ci cui abbiamo appena parlato, sono presenti diversi tipi di span e diversi tipi di n-back (ma anche tante altre app, per esempio dedicate alla memoria).

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