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Negli ultimi anni si parla sempre di più della possibilità di usare il tablet e in generale le tecnologie digitali per sostenere e potenziare l’efficacia della logopedia nei bambini. Poco o nulla, invece, si sa delle esperienze di riabilitazione del paziente afasico attraverso questi strumenti, soprattutto in Italia.

Infatti, se andiamo a scorrere uno degli elenchi più noti di articoli con evidenze su Computer Therapy e afasia, ci accorgiamo che l’unico contributo italiano, pur molto interessante, è Telerehabilitation in poststroke anomia (Agostini e altri, 2014).

Anche dal punto di vista delle app e dei software il panorama nostrano non ha molto da offrire. Tuttavia, anche se lentamente, qualcosa si muove. Ad esempio col progetto Parole e immagini condotto da 4 ricercatori della Fondazione Santa Lucia e finanziato dalla Fondazione Telecom Italia, e di cui i primi dati sono stati presentati all’ultimo congresso nazionale dell’A.IT.A. (Associazioni ITaliane Afasici) tenutosi a Maggio a Santa Maria degli Angeli.

Progetto Istituto Santa Lucia
Tactus Therapy

Al di là dell’oceano, invece, case come TactusTherapy, dopo aver prodotto un buon numero di app su diversi aspetti (denominazione, comprensione, categorizzazione), hanno anche messo a disposizione i primi case studies, forti anche di una systematic review del 2014 sugli effetti della Computer Therapy nella riabilitazione dell’afasia (qui il riassunto realizzato da ASHA) che sostanzialmente non rileva differenze tra una terapia computer-based condotta da un clinico e quella svolta in autonomia, ma soprattutto evidenzia miglioramenti significativi (in 5 casi su 6) rispetto al non trattamento.

Già la possibilità di offrire un trattamento a distanza anche a persone che, per diversi motivi, non potrebbero garantire una presenza costante alle sedute (basti pensare ai problemi di mobilità legati spesso agli esiti di un ictus) potrebbe essere un motivo per investire in questa direzione, ma c’è di più.

Un articolo dell’agosto del 2016 ha riportato l’esperienza di diversi pazienti inglesi col software EVA Park. A differenza dei precedenti programmi destinati alle persone afasiche usati in precedenza, EVA Park non ricalca le tradizionali attività svolte in terapia: al contrario, si tratta di un mondo virtuale in cui le persone partecipano con un avatar, interagiscono con l’ambiente e comunicano tra di loro.

Al di là degli effetti sul linguaggio, è da notare soprattutto l’altissima compliance al trattamento, dove nessun paziente è stato perso tra la fase di somministrazione (anche questa ha raggiunto valori molto alti con 18/20 pazienti che hanno ricevuto l’88% del trattamento) e il follow-up.

Come le prime automobili ricalcavano irrimediabilmente le carrozze, anche i primi software somigliano molto da vicino alle attività svolte in presenza dell’operatore, ma a poco a poco, grazie a coraggiose attività di ricerca, anche la teleriabilitazione sta cercando i punti di forza caratteristici del suo mezzo, e sicuramente tra questi rientrano l’interattività, la possibilità di socializzare in un ambiente virtuale e, soprattutto, il divertimento.

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