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Sarà capitato a molti, soprattutto in chi si è imbattuto in disturbi specifici dell’apprendimento (dislessia, disortografia, discalculia e disgrafia) o disturbi attentivi, di sentir parlare di difficoltà di memoria. Quello che spesso viene ignorato è che la memoria non è una ma ne esistono molti tipi e spesso solo in alcuni di essi si presentano difficoltà.
Nello specifico vogliamo qui parlare della cosiddetta memoria di lavoro (o anche working memory).

Qualche esempio

Facciamo qualche esempio per capire di cosa si tratta.
Provate a leggere una sola volta la seguente lista e poi tentate di ripeterla senza guardare:

L – 4 – A – 1 – Z – D.

Ci siete riusciti?

Provate ora, sempre leggendola una sola volta, a imparare quest’altra lista ma questa volta ripetete prima le lettere in ordine alfabetico e poi i numeri in ordine decrescente:

M – 8 – I – 9 – R – 5.

Vi sembra più difficile, vero? Non vi state sbagliando, è realmente più difficile.

Nel primo caso abbiamo dovuto memorizzare in modo più passivo delle informazioni mentre, nel secondo caso, il riordinamento delle lettere e dei numeri ha richiesto un’elaborazione attiva, più faticosa, delle informazioni presenti in memoria a breve termine. È proprio in casi come questi che parliamo di memoria di lavoro. Una compromissione in questo ambito si trova molto spesso sia in persone con disturbi dell’attenzione, sia in persone con disturbi specifici dell’apprendimento.

Perché è importante valutarla?

Questo tipo di problema viene spesso sottovalutato anche nelle valutazioni diagnostiche, dando rilevanza soltanto alla difficoltà della lettura (e/o scrittura e/o calcolo) nel caso della dislessia, oppure dando risalto solamente cosiddette difficoltà attentive e comportamentali nei casi di ADHD.

Perché, invece, bisognerebbe dare più importanza alla memoria di lavoro? Semplicemente perché è implicata in gran parte delle attività svolte a scuola (e non solo).
Facciamo alcuni esempi:

  • In diverse ricerche è stato visto come la memoria di lavoro (soprattutto nella componente visuo-spaziale) sia una delle funzioni cognitive chiamate in causa per svolgere le operazioni aritmetiche (in modo particolare se fatte a mente).
  • La capacità di comprensione verbale, sia orale che scritta, è molto influenzata dall’efficienza della memoria di lavoro, soprattutto nella sua componente verbale.
  • In generale, la memoria di lavoro, in molte ricerche appare correlata a quasi ogni tipo di apprendimento scolastico.
  • La memoria di lavoro sembra svolgere un ruolo centrale anche nell’apprendimento a lungo termine (anche se non sono ancora chiari i meccanismi sottostanti).

Se a tutto ciò aggiungiamo l’importanza che le funzioni esecutive (tra cui rientra la working memory) svolgono in ogni nuova circostanza in cui dobbiamo organizzarci, diventa palese l’importanza di una valutazione approfondita che tenga conto di questo importante set di funzioni cognitive (qui i test per le funzioni esecutive).

Come può manifestarsi una difficoltà di memoria di lavoro?

Vista la salienza di questo tipo di processi cognitivi in così tanti ambiti, le difficoltà manifestate potranno essere molte e non è qui possibile discuterle tutte. Uno dei settori in cui si rende più evidente è la comprensione di istruzioni orali complesse o la comprensione del testo scritto (quando è compromessa la memoria di lavoro verbale); un altro possibile campanello d’allarme può essere rappresentato dalla difficoltà di calcolo a mente, soprattutto se a essere inficiata è la memoria di lavoro di tipo visuo-spaziale.

Un contesto meno “didattico” in cui si possono osservare difficoltà legate alla memoria di lavoro può essere rappresentato dalla capacità di tenere a mente molte informazioni per compiere delle sequenze di azioni, per esempio, quando si deve preparare uno zaino o una borsa: può sembrare un’operazione banale da compiere ma richiede che una persona si prefiguri un obiettivo, che formuli un piano con una gerarchia di azioni da eseguire (predisporre i quaderni delle varie materie, i libri, la merenda, gli astucci… prevedere in quale parte dello zaino metterli ecc.), che tenga tutte queste informazioni attive in memoria durante la loro esecuzione e che queste vengano aggiornate nella mente man mano che le azioni vengono svolte. Ecco che se tutti questi elementi da ricordare superano la capacità della memoria di lavoro, risulterà molto difficile e faticoso anche compiere operazioni di routine come queste.

Cosa fare in questi casi?

Il primo ovvio e fondamentale passaggio è capire se ci sono problemi di questo tipo e prenderne consapevolezza. In seguito, cercare delle strategie per aggirare le difficoltà. Qualche piccolo esempio:

  • insegnare a scriversi le azioni da compiere e fare un controllo al momento opportuno (ci sono da portare dei libri a scuola? Ok, si può scrivere su un foglio tutti i materiali da portare e cancellarli dalla lista uno alla volta, via via che vengono inseriti nello zaino);
  • parlare con frasi brevi, periodi semplici e poche frasi subordinate;
  • nei discorsi, per quanto possibile, evitare di fare troppe premesse;
  • insegnare approcci di studio più funzionali (vedi anche “le 10 regole del buono studio”, “le 10 regole del cattivo studio”, “strategie per la comprensione del testo”) e come organizzare mentalmente le nozioni da imparare.

A proposito, sempre per rimanere nell’ambito della ricerca, diversi autori hanno condotto degli studi sul potenziamento dell’attenzione e della memoria di lavoro utilizzando un particolare tipo di allenamento; vi proponiamo qui un Pasat realizzato da noi.

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