Molto spesso si parla di cosa sia la dislessia, di come avvenga la diagnosi, di quale valore abbia a scuola e di cosa fare in ambito scolastico. Molto meno invece si parla di cosa comporti questa diagnosi al momento di affrontare l’esame per la patente di guida.

Contrariamente a quanto previsto per la scuola (e per ovvi motivi), in questo caso non è previsto un piano didattico personalizzato, ma è possibile strutturare diversamente la prova teorica di questo esame. Nello specifico, presentando una certificazione di diagnosi di dislessia prodotta da un neuropsichiatra infantile, il candidato ha diritto all’utilizzo di file audio per la lettura vocale dei quiz.
Certo, rispetto a tutti gli strumenti compensativi e le misure dispensative descritte dalla legge 170/10, la sola sintesi vocale per leggere le domande sembra poca cosa, ma al momento la legge non prevede altro e in molti casi questo può già rappresentare un valido strumento per mettere le persone dislessiche nelle giuste condizioni di dimostrare quanto appreso in questo ambito.

Cosa fare quindi?

Oltre alla documentazione di rito, bisognerà presentare un certificato di un medico neuropsichiatra che attesti esplicitamente che il candidato “è affetto da disturbo specifico di apprendimento della lettura (o dislessia) e/o scrittura (o disortografia)”.

In molti ovviamente non concorderanno con questa dicitura, ma così si è espresso il ministero dei trasporti.

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