La dislessia evolutiva è una condizione caratterizzata principalmente da difficoltà nella lettura che rendono più faticosa la comprensione del testo e, di conseguenza, l’apprendimento di nuove informazioni. Per questo motivo è frequente l’utilizzo di immagini, video e audio per affiancare o, talvolta, sostituire il testo scritto.

Anche se, intuitivamente, questi strumenti compensativi possono apparire come un valido aiuto, facendo supporre che abbondare nel loro utilizzo possa condurre soltanto a un miglioramento del rendimento scolastico, alcuni ricercatori si sono domandati quale sia la modalità più idonea per favorire l’apprendimento negli studenti con dislessia evolutiva, interrogandosi anche sulla possibilità che alcuni approcci, apparentemente utili, possano rivelarsi in realtà controproducenti.

In quest’ottica possiamo iniziare citando una ricerca del 2018[2]. Alcuni ricercatori statunitensi hanno studiato le modalità di apprendimento di un gruppo di studenti di livello universitario, sia dislessici che normolettori. Più nello specifico, hanno indagato i cambiamenti nella capacità di rievocare e riconoscere le informazioni studiate in diverse condizioni:

  • Testo scritto da solo           
  • Testo solamente ascoltato
  • Testo scritto associato a un’immagine
  • Testo ascoltato associato a un’immagine

Ne è emerso innanzitutto che l’ausilio delle immagini al testo da studiare favoriva la capacità di apprendimento di nuove informazioni. Fin qui tutto appare abbastanza intuitivo e in linea con le aspettative della maggior parte dei lettori.

Chi si occupa di dislessia sa però che spesso viene consigliato di usare dispositivi che favoriscono l’ascolto rispetto alla lettura (per esempio la sintesi vocale). Questa modalità favorisce davvero l’apprendimento?

Secondo i risultati dello studio appena citato, no. Anzi, gli studenti dislessici che hanno preso parte alla ricerca ottenevano performance inferiori quando dovevano apprendere ascoltando una voce registrata rispetto a quando dovevano studiare soltanto leggendo.
Questo appare spiegabile, secondo gli autori, come conseguenza di due fattori: la possibilità di tornare a rileggere i passaggi critici sul testo scritto (cosa impossibile ascoltando una sola volta le informazioni in modalità audio) e le difficoltà di memoria di lavoro verbale, frequenti nelle persone con dislessia, che rappresentano un ostacolo nell’apprendimento per via uditiva (soprattutto quando non c’è la possibilità di riascoltare quanto sentito).

Un’altra possibile spiegazione fornita dagli autori della ricerca è che in questo caso, avendo selezionato i soggetti dislessici in ambito universitario, queste persone rappresentino un sottogruppo ad alto funzionamento, inteso come insieme di persone che hanno sviluppato modalità di approccio al testo molto funzionali, e ciò permetterebbe loro di aggirare (compensare) i deficit in lettura.

Cosa succederebbe però valutando le diverse modalità di apprendimento in bambini di scuola primaria?

A questa domanda hanno provato a rispondere nel 2019 altri ricercatori, stavolta in Olanda[1], i quali hanno ipotizzato che l’anomalia riscontrata nella precedente ricerca (il vantaggio osservato nell’apprendimento del testo scritto rispetto a quello ascoltato) dipendesse dal non poter gestire l’apprendimento coi propri tempi, cioè dal non poter fermare e riascoltare l’audio, allo stesso modo in cui una persona può tornare a leggere i passaggi più difficili di un testo.

Per verificare la loro ipotesi hanno sottoposto un gruppo di bambini di classe quinta ad alcune prove in diverse modalità, lasciando loro la possibilità di gestire liberamente il tempo da dedicare alla comprensione e memorizzazione delle informazioni, confrontandoli inoltre con un gruppo di normolettori.
In questa ricerca i bambini erano quindi sottoposti a 3 diverse condizioni di apprendimento:

  • Apprendimento con testo scritto + immagini
  • Apprendimento con informazioni audioregistrate + immagini
  • Apprendimenti con testo scritto + informazioni audioregistrate + immagini

In questa circostanza, inoltre, i bambini di scuola primaria che potevano dedicare tutto il tempo da loro desiderato per apprendere; è emerso che, utilizzando le audioregistrazioni piuttosto che il testo scritto, i bambini dislessici apprendevano meglio riuscendo a utilizzare meglio le informazioni imparate anche in contesti diversi da quelli in cui erano state apprese. Questa differenza fra modalità invece non si osservava nei normolettori.

Nella stessa ricerca è stato anche analizzato il tempo trascorso a studiare nelle varie modalità prima descritte: i bambini (dislessici o meno) impiegavano meno tempo nello studio con informazioni audioregistrate rispetto al testo scritto.

Un altro aspetto interessante è stato che nella condizione ‘apprendimenti con testo scritto + informazioni audioregistrate + immagini’ soltanto i normolettori si sono avvantaggiati della presentazione simultanea delle informazioni in tutte le modalità (immagini, testo e audio) mentre i dislessici non miglioravano le loro capacità apprendimento rispetto alla presentazione con solo audio e immagini contemporaneamente.
Gli autori dello studio hanno interpretato questo effetto come una tendenza da parte dei dislessici a non leggere il testo scritto in presenza di una presentazione uditiva delle stesse informazioni.

Come era prevedibile, nella modalità scritta i bambini impiegavano più tempo a studiare rispetto alle altre modalità (a prescindere che fossero dislessici o normolettori).

Riassumendo…

Le ricerche citate non permettono di arrivare alla “ricetta” valida per ogni persona con dislessia, piuttosto pongono interessanti spunti di riflessione. Innanzitutto non si può dare per scontato che un certo approccio sia sempre utile poiché, come si è visto, certe modalità di presentazione delle informazioni talvolta favoriscono e talvolta ostacolano l’apprendimento. Per esempio sembrerebbe che, in presenza di poco tempo da dedicare allo studio, i dislessici imparino meglio dal testo scritto che dalle informazioni ascoltate (almeno in ambito universitario) mentre, potendosi dedicare allo studio coi propri tempi, appare che i bambini imparino più efficacemente ascoltando quanto venga detto loro piuttosto che leggendo (almeno alla scuola primaria).

L’elemento che sembra costante è invece che affiancare immagini al testo scritto favorisce l’apprendimento.

Concludendo…

La combinazione di strumenti compensativi e misure dispensative necessita di essere calibrata in base a tanti fattori come le circostanze di apprendimento ma anche le caratteristiche specifiche del bambino, non ultima, la sua età. Tenere d’occhio i progressi della ricerca in questo settore può inoltre essere d’aiuto a questo scopo.

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca