Chi ci segue sa che ci siamo occupati più volte di smontare falsi miti sulla dislessia, ancor più quando portati avanti da persone che lo fanno in maniera quasi seriale (forse per ricerca di visibilità o forse per ignoranza sull’argomento).
Il modo di fare di chi “argomenta” in contraddizione coi numeri (o di chi coi numeri ci gioca usandoli a sproposito) ci ha sempre incuriosito e ci ha portato a scrivere già 2 volte per ribattere a certe tesi a dir poco fantasiose.
Una prima volta abbiamo scritto questo articolo in risposta a teorie fantasiose portate avanti per negare l’esistenza dei disturbi specifici dell’apprendimento (contro ogni evidenza proveniente dalle ricerche scientifiche). Un’altra volta invece abbiamo risposto punto per punto alle “sviste” di Daniele Novara presenti nelle sue esternazioni pubbliche in cui spesso promuoveva i suoi i libri e i suoi incontri. Queste sviste riguardavano un uso improprio dei numeri o tesi inventate di sana pianta.

Vogliamo rispondere oggi al luogo comune secondo cui ci sarebbe un eccesso di diagnosi di dislessia. E vorremmo farlo con i numeri. A fornirceli è la dott.ssa Barbiero dell’IRCCS Burlo Garofolo di Trieste in collaborazione a molti altri colleghi, anche di altre regioni (Veneto, Marche, Lazio, Umbria, Abruzzo, Molise e Sardegna). In una loro ricerca pubblicata del 2019[1] hanno selezionato un numero molto elevato di studenti di quarta primaria con due obiettivi:

  • Valutare se la percentuale di dislessici presenti nelle scuole fosse conforme alle aspettative (4% circa)
  • Valutare quanti bambini dislessici venissero correttamente identificati durante il periodo di scuola primaria (troppe o troppe poche diagnosi?)

La ricerca

  • Nelle ben 712 classi che hanno partecipato alla ricerca 9964 bambini hanno aderito a un primo screening basato sul giudizio delle loro capacità di lettura da parte degli insegnanti. Dopo questo primo livello di valutazione sono stati selezionati 2550 bambini dei quali, da un secondo livello di screening (basato su una prova di scrittura, e due di ragionamento), sono risultati come probabili dislessici 744 bambini.
    Infine, quest’ultimo sottogruppo di bambini è stato sottoposto a un ulteriore livello di diagnosi per confermare o disconfermare il sospetto di dislessia. Dopo tutti questi passaggi, il numero di bambini con effettiva diagnosi di dislessia è risultato essere di 350 su un totale di 9964, cioè è emersa la presenza di dislessia nel 3,5% dei casi.

Dati rilevanti

  • I numeri sono risultati conformi alle attese, con una percentuale di diagnosi prossima al 4% previsto dagli autori della ricerca.
  • Dell’intero campione, soltanto 126 avevano alunni avevano già una diagnosi, cioè dell’intera popolazione scolastica esaminata soltanto l’1,3% dei bambini erano stati già riconosciuti come dislessici.
  • Il numero di diagnosi risultava decisamente superiore nel Nord Italia rispetto al Sud, arrivando in quest’ultimo caso all’identificazione di 1/5 dei dislessici rispetto a quelli realmente presenti nelle classi.

Conclusioni

Prima di saltare a conclusioni basate su luoghi comuni bisognerebbe valutare bene i dati a disposizione. Ad oggi infatti, seppur con alcune eccezioni, in molte parti di Italia si assiste infatti a una scarsa identificazione dei bambini con dislessia evolutiva: stando alla ricerca di cui abbiamo parlato soltanto un dislessico su 3 viene identificato durante il periodo di scuola primaria (anche soltanto uno 1 su 5 in alcune parti di Italia). I restanti 2/3 non verranno mai identificati o si rischierà comunque una diagnosi tardiva, spesso con importanti conseguenze nel rendimento scolastico e ricadute sul benessere psicologico.

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