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Questo articolo “Fonetica e fonologia: dalla teoria alla riabilitazione nel bambino e nell’adulto” è suddiviso in quattro parti:

Lo scopo è quello di mostrare la stretta relazione tra la teoria linguistica e la pratica logopedica in valutazione e riabilitazione. Ognuno degli argomenti trattati richiederebbe un libro a parte, dunque a molti specialisti questa trattazione potrà sembrare superficiale. Tuttavia, ritengo che avere un quadro generale prima di entrare nel dettaglio possa aiutare molti di coloro che si accingono a studiare, per lavoro o per passione, questa materia. Per segnalare qualunque incongruenza potete scrivermi a [email protected]

Che cos’è la fonetica. Ogni lingua è composta da diversi suoni che combiniamo per produrre parole e frasi. La fonetica si occupa delle caratteristiche fisiche dei suoni usati dalle lingue naturali. Esistono tre grandi rami della fonetica:

  • fonetica acustica: analizza le caratteristiche acustiche del segnale sonoro
  • fonetica articolatoria: studia la produzione dei suoni attraverso l’apparato articolatorio
  • fonetica percettiva: studia la percezione dei suoni da parte dell’ascoltatore

 

Fonetica articolatoria. In italiano, la produzione dei suoni linguistici avviene attraverso la modificazione di un flusso d’aria polmonare egressivo (cioè dall’interno verso l’esterno). L’aria che fuoriesce dai polmoni attraversa diverse cavità (bronchi, trachea, laringe, cavità orale o cavità nasale) e viene più o meno modificata. All’interno della laringe si trova la glottide, un organo complesso che contiene le corde vocali. La vibrazione o non vibrazione delle corde vocali durante il passaggio dell’aria permette la prima grande distinzione tra suoni sordi (prodotti senza vibrazione) e suoni sonori (prodotti con vibrazione). Il tratto sordo/sonoro è distintivo nella nostra lingua e permette di distinguere, ad esempio, una f (sorda) da una v (sonora).

Vocali e consonanti. In italiano le vocali sono tutte sonore. Cosa le distingue dalle consonanti? Le vocali sono fondamentalmente prodotte in modo libero, cioè l’aria esce senza ostruzioni (la differenza tra una vocale e l’altra, infatti, è dato solo dall’apertura della bocca e dalla posizione della lingua e della mandibola). Al contrario, nella produzione delle consonanti avviene sempre una qualche ostruzione. Non mi dilungherò sul modo in cui gli articolatori fissi e mobili, entrando più o meno in contatto tra di loro, generano i diversi suoni, perché porterebbe via molto tempo ed è materia trattata in tutti i corsi di laurea rivolti al linguaggio. Mi limiterò a riportare la tabella con i luoghi e i modi di articolazione per consonanti e vocali italiane:

Questo divertente programma vi permetterà di osservare in modo interattivo come cambia il suono prodotto a seconda del diverso posizionamento degli articolatori.

Che cos’è la fonologia. La fonologia studia la competenza fonologica che un parlante ha della propria lingua materna, cioè quel sistema che si va sviluppando nei primi anni della vita di un essere umano e in cui viene stabilita una differenza tra suoni che distinguono significati e suoni che non li distinguono (Nespor M. (1993), Fonologia, il Mulino, Bologna, p. 17). In particolare la fonologia studia:

  1. La descrizione dei fonemi di una lingua (inventario fonetico)
  2. La descrizione dei limiti posizionali e sequenziali dei fonemi all’interno di una parola
  3. La descrizione delle variazioni nella pronuncia del fonema

Differenza fra fonetica e fonologia. La prima grande differenza che stabiliamo tra fonetica e fonologia è che la prima si occupa degli aspetti “fisici” dei suoni, mentre la seconda degli aspetti “mentali” all’interno di una lingua. La differenza diventerà evidente nel paragrafo successivo, quando mostreremo come, all’interno di una lingua, suoni prodotti anche in modo diverso vengano ricondotti allo stesso fonema.

Gli allofoni. Tra tutti i suoni che l’essere umano è in grado di produrre, ogni lingua seleziona quelli che sono i suoi suoni distintivi e, di conseguenza, quelli non distintivi. In italiano, ad esempio esiste una sola [r] e il bambino impara presto a riconoscere come [r] anche suoni molto diversi come la [r] classica “alveolare”, la [r] francese “uvulare” o una [r] monovibrante. Questo nonostante la differenza tra la [r] italiana e la [r] francese, dal punto di vista acustico, sia uguale a quella tra la [d] e la [g]. Il caso più eclatante è quello della [n] che riconosciamo come [n] nonostante i suoni prodotti in naso, Gianpaolo, mangiare, conca e anfibio siano 5 suoni diversi! In questo caso parliamo di allofoni dello stesso fonema. Questa operazione che compiamo nei primi anni di vita è così importante da renderci più difficile l’apprendimento di altre lingue in cui alcune differenze che nella nostra lingua non vengono evidenziate diventano invece contrastive. Pensiamo, ad esempio, alla lunghezza delle vocali in inglese che può distinguere ship da sheep. Non essendo la lunghezza delle vocali contrastiva in italiano, non riusciamo a percepire immediatamente la differenza tra i due suoni in inglese.

Coppie minime. Cosa permette, allora, di identificare due fonemi diversi? Come abbiamo detto nella definizione, è necessario che i due fonemi producano due significati diversi. [m] e [n] si distinguono in italiano perché, ad esempio, possiamo creare la coppia minima mano/nano, cioè cambiando il primo fonema otteniamo due significati diversi. Torneremo più avanti sui criteri per creare delle coppie minime.

Fonologia segmentale e soprasegmentale. Non sono solo le vocali e le consonanti a cambiare il significato delle parole (fonologia segmentale); anche altri elementi sonori possono comunicare un cambiamento di significato. In cinese, ad esempio, la variazione tonale di ma può produrre quattro diversi significati. In italiano, il tono non cambia il significato della parola, ma può cambiare quello della frase, trasformandola da affermativa a interrogativa. Un altri elemento soprasegmentale importante per l’italiano, poi, è l’accento: a parità di vocali e consonanti, le parole pero e però comunicano due significati diversi.

I tratti distintivi. I tratti distintivi sono il punto d’incontro tra la fonetica e la fonologia. Vediamo perché. Abbiamo detto che determinate classi di suoni possono essere considerate “simili” in relazione a una lingua e quindi fanno parte dello stesso fonema (i fonemi si indicano generalmente tra due barre diagonali, come ad esempio /f/). A volte, però, una leggera variazione del suono provoca un cambiamento di significato, come quando ad esempio in faro e varo. In questo caso abbiamo una coppia minima di parole: le parole sono identiche in tutto e per tutto tranne che per un segmento (la [f] e la [v]).

Dalla fonetica articolatoria, però, abbiamo visto che possiamo scomporre ancora di più i fonemi in tratti, cioè proprietà fisiche che rendono quel suono membro di quella classe e non di un’altra. Anche in questo caso, la trattazione estensiva dei tratti porterebbe via diverse pagine, per cui ci limitiamo a rimandarvi al libro già citato di Marina Nespor e illustrare i tratti delle consonanti e vocali italiane. Per comodità di classificazione, i tratti sono binari, ovvero possono essere solo presenti (+) o assenti (-).

L’accento. La definizione dei tratti dell’accento è un po’ più complessa. Dal punto di vista acustico la sillaba accentata è più forte, dura più a lungo e ha una maggior altezza tonale (in italiano i più importanti sono la lunghezza e l’intensità – in questo caso si parla di accento dinamico per differenziarlo da quello a maggior impatto tonale, l’accento musicale).

La lunghezza e le doppie. In italiano la lunghezza delle consonanti ha un valore distintivo quando differenzia le consonanti singole dalle doppie. È un argomento che abbiamo trattato in modo più esteso in un articolo a parte a cui vi rimandiamo per un approfondimento.

In questa prima parte abbiamo visto un po’ di teoria e abbiamo “scomposto” i suoni della lingua nei loro tratti distintivi. Vedremo nel prossimo capitolo quanto questo lavoro di analisi sia importante per individuare le competenze e le difficoltà di un bambino con una produzione linguistica non adeguata rispetto all’età.

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