Fumare sigarette è il primo è la principale forma di consumo di tabacco che causa la morte ogni anno di circa 6 milioni di persone[5], di conseguenza si parla molto degli effetti fisici del tabagismo, soprattutto della sua associazione con malattie vascolari, respiratorie e varie forme di cancro. Molto meno invece si discute delle possibili ricadute sulle capacità cognitive legate al fumo cronico di sigarette; talvolta è stato ipotizzato un effetto benefico, in particolare su attenzione e memoria ma gli studi a supporto di tale visione si limitavano all’assuzione in acuto[2][3], sebbene sia stata trovata un’associazione anche con l’aumento del rischio di sviluppare demenza in età avanzata[4]. Un gruppo di ricerca[1] del regno unito ha provato a fare chiarezza mettendo insieme i risultati disponibili in letteratura scientifica dal 1946 al 2017, in particolare hanno passato in rassegna gli studi casi-controllo e trasversali in cui fossero state esaminate le funzioni cognitive dei fumatori rispetto a quelle dei non fumatori; i risultati dei singoli studi sono stati sintetizzati in una meta-analisi che ha permesso di evidenziare le seguenti criticità:

  •  In quasi tutti i domini cognitivi presi in esame i fumatori presentavano punteggi mediamente inferiori ai test eseguiti rispetto ai non fumatori.
  • Le prove di inibizione cognitiva (per esempio il Cambrige Gabling Task, il Delay Discounting Test, il Matching Familiar Figure Test) sono quelle in cui i fumatori mostravano le performance peggiori, evidenziando una minore capacità di rinunciare a gratificazioni immediate in cambio di ricompense future maggiori.
  • Anche nei compiti di pianificazione (in test come il Logical Reasoning Test, il test della Torre di Londra o alcuni subtest della WAIS-R) i fumatori mostravano prestazioni inferiori ai non fumatori, mettendo in risalto inferiori capacità di risolvere problemi.
  • Altre difficoltà nei fumatori riguarderebbero la flessibilità cognitiva (per esempio in test come le Fluenze Verbali, il Trail Making Test B e il Wisconsin Card Sorting Test), indicando problemi nel mettere in atto differenti comportamenti funzionali al cambio di situazioni.
  • Simili deficit rispetto nei fumatori sono stati riscontrati anche nelle prove di memoria a breve termine, di apprendimento immediato e di memoria a lungo termine (per esempio in test quali il Paced Auditory Serial Addition Test, l’Hopkins Verbal Learning Test, la Wechsler Memory Scale, il Brief Visuospatial Memory Test, lo Spatial Working Memory Task, l’Auditory Verbal Memory Test, il California Verbal Memory Test).
  • Seppur minime, sono state rilevate prestazioni inferiori anche nelle prove di attenzione e intelligenza (per esempio in test come il Trail Making Test A, il Reaction Time Test, il Continuous Performance Test, la WAIS o il Mini-Mental State Evaluation).
  • Non sono invece emerse differenze significative tra fumatori e non fumatori in quella che gli autori della ricerca hanno definito capacità di inibizione motoria (in prove come lo Stroop Test o lo Stop Signal Task).

Questi risultati portano a importanti considerazioni sul piano clinico-neuropsicologico: più di un miliardo di persone viene cronicamente esposto alla nicotina e questa meta-analisi potrebbe aiutare a capire quali difficoltà cognitive sia più probabile attendersi da un fumatore. Gli autori della ricerca[1] suggeriscono che nei protocolli previsti per aiutare le persone a smettere di fumare, dato l’impatto negativo dei deficit cognitivi sulla qualità di vita, bisognerebbe prendere in considerazione una valutazione neuropsicologica e un conseguente training cognitivo personalizzato.
Inoltre, date le evidenze emerse da questo studio, gli stessi ricercatori ritengono che il profilo cognitivo riscontrato mediamente nei fumatori dovrebbe incidere nella scelta dei programmi di trattamento antifumo: nello specifico, date le rilevanti difficoltà riscontrate nel controllo degli impulsi, indicano la terapia cognitivo-comportamentale e quella dialettico-comportamentale come possibili trattamenti di successo vista l’importanza che  la regolazione emotiva potrebbe avere nel riuscire a cessare di fumare e nel prevenire possibili effetti negativi legati a scelte impulsive.

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