Esiste un accordo comune sul fatto che l’intelligenza generale sia un importante predittore delle performance scolastiche[3]. Un aspetto che invece viene spesso trascurato in ambito neuropsicologico è la capacità di attenzione sostenuta. A questo proposito, un gruppo di ricerca tedesco[4] ha voluto ndagare quale fosse il contributo del livello intellettivo e della capacità di mantenere la concentrazione per periodi prolungati rispetto alle performance scolastiche; in particolare gli autori dello studio hanno formulato due ipotesi:

 

  1. Il rendimento scolastico verrebbe predetto in misura maggiore dalla somministrazione congiunta dei test di intelligenza e dei test di attenzione sostenuta (invece del solo utilizzo di test intellettivi), dimostrando così validità incrementale per le prove attentive.

 

  1. L’influenza dell’intelligenza sul rendimento scolastica sarebbe mediata dalla capacità di attenzione sostenuta degli studenti

La ricerca

Per valutare le due ipotesi i ricercatori hanno selezionato un gruppo di 231 studenti di ginnasio dell’età di 15 – 17 anni, sottoponendoli a un test di attenzione sostenuta[4] e una batteria di valutazione dell’intelligenza[1], ricavandone i punteggi di intelligenza verbale, intelligenza numerica e intelligenza figurativa.

I punteggi ottenuti nelle varie prove sono stati confrontati per ciascuno studente con il voto in pagella di matematica, con il voto in pagella di tedesco e con la media generale dei voti.

I risultati

Riguardo alla prima ipotesi (validità incrementale dei test attentivi) è emerso che, seppur in maniera inferiore rispetto ai test intellettivi, l’aggiunta delle prove di attenzione sostenuta permetteva di predire meglio i risultati scolastici degli studenti, soprattutto riguardo alla media generale dei voti.

I dati più interessanti forse giungono in merito alla seconda ipotesi, cioè la mediazione dell’attenzione sul rapporto fra intelligenza e rendimento scolastico: in tutti e tre i parametri presi in considerazione (matematica, tedesco e media dei voti) il livello intellettivo era in grado di predire i voti degli studenti soltanto fra quelli che dimostravano buona capacità di mantenere la concentrazione per periodi prolungati.

Conclusioni

Seppur con evidenti limitazioni (campione poco rappresentativo di soli studenti di ginnasio), questo studio porta a interessanti riflessioni con evidenti ricadute sulla pratica clinica:

  1. Nelle valutazioni neuropsicologiche richieste per difficoltà scolastiche andrebbe data molta importanza alle capacità attentive dei ragazzi, non soltanto negli aspetti qualitativi ma anche tramite l’utilizzo di specifici test.
  2. Dal momento che il rendimento scolastico sembra essere in rapporto all’intelligenza solo nei ragazzi con adeguate capacità attentive, tralasciare la valutazione dell’attenzione sostenuta rischia di condurre a inquadramento diagnostico impreciso rispetto alla causa delle difficoltà a scuola.
  3. Gli autori della ricerca ritengono inoltre che gli studenti potrebbero beneficiare di training attentivi, come quelli basati sulle strategie di automonitoraggio.

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