Nell’ambito della valutazione degli apprendimenti, la comprensione del testo è vista spesso come una competenza difficile da collocare. Nonostante esistano dei test il cui obiettivo è quello di misurare il grado di comprensione di un testo (ad esempio, attraverso domande a risposta multipla), di fronte a una prestazione negativa non è per nulla facile stabilirne le cause. Sicuramente le abilità di decodifica (velocità e accuratezza della lettura) giocano un ruolo importante, poiché è difficile pensare di poter dedicare molte risorse alla comprensione di un brano, magari anche lungo, quando parte di queste vengono impiegate nella decodifica delle singole parole. Ma una buona lettura, come spesso riscontriamo, non è un fattore sufficiente a garantire una buona comprensione del testo.

In un altro articolo abbiamo parlato di altri fattori come attenzione, motivazione, conoscenza dell’argomento e tanti altri, proponendo anche strategie per migliorare la comprensione del testo. Oggi, invece, parleremo di una componente neuropsicologica il cui ruolo nella comprensione dei brani sta diventando sempre più evidente, ovvero la memoria di lavoro verbale.

L’articolo di cui parleremo oggi (Nouwens, Groen e Verhoeven, 2017) è tratto da una delle riviste più interessanti in ambito educativo, ovvero Reading and Writing. Come suggerisce il nome, questa rivista raccoglie contributi di diversa provenienza aventi come tema proprio la lettura e la scrittura.

Un aspetto molto interessante di questa rivista è che fornisce l’accesso libero ad alcuni articoli anche di recentissima pubblicazione. Anche il nostro articolo, How working memory relates to children’s reading comprehension: the importance of domain specificity in storage and processing, è disponibile gratuitamente. Lo potete consultare e/o scaricare qui.

La memoria di lavoro, di cui abbiamo già parlato in diversi articoli, è la capacità di trattenere in memoria e di elaborare delle informazioni. Già questa definizione basterebbe a capire la sua importanza nel processo di comprensione di un brano.

Tuttavia, la memoria di lavoro non è un blocco unitario, ma contiene dei sottodomini: in alcuni modelli teorici distinguiamo, infatti, una memoria di lavoro fonologica e una memoria di lavoro semantica. Alla base di ciascuno, abbiamo rispettivamente un magazzino fonologico e un magazzino semantico. La domanda posta dall’articolo di Nouwens e collaboratori è proprio questa: per valutare la comprensione del testo dobbiamo considerare come fattore predittivo più importante la memoria di lavoro fonologica o quella semantica? Inoltre, è più importante avere più spazio di immagazzinamento semantico o fonologico?

Lo studio, condotto su 117 bambini olandesi è stato condotto attraverso la somministrazione di test di comprensione del testo e prove di span fonologico e semantico, sia in avanti che all’indietro. Secondo i risultati, il magazzino semantico avrebbe un ruolo importante nella comprensione del testo a differenza di quello fonologico che non sembra avere un’influenza significativa. Allo stesso modo, la memoria di lavoro semantica sembrerebbe giocare un ruolo più importante rispetto a quella fonologica. La memoria di lavoro semantica, inoltre, sembra essere un efficace mediatore tra il magazzino semantico e la vera e propria capacità di comprensione del testo.

I risultati di questo studio, in linea con alcuni studi simili già compiuti in questo ambito, oltre a fornire indicazioni utili per trattamenti abilitativi o riabilitativi, ci permettono anche di attribuire pesi diversi alle diverse caratteristiche misurate nel corso di una valutazione. Unica riserva che poniamo a questo studio è il metodo utilizzato per indagare la memoria di lavoro semantica in quanto, se è vero che parte della prova richiede un’elaborazione semantica, il punteggio vero e proprio viene attribuito su una semplice rievocazione.

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