Un danno nel funzionamento della memoria è uno dei deficit cognitivi più comuni dopo cerebrolesione acquisita [4]. Quando si parla di deficit di memoria si pensa solitamente alla difficoltà nel ricordare eventi passati o nell’imparare nuove informazioni; in questo caso ci riferiamo alla cosiddetta memoria episodica.
Quando però ci riferiamo a un’azione da compiere nel futuro allora stiamo parlando della memoria prospettica. Si tratta della capacità di ricordare di portare a compimento un’azione al momento opportuno un’azione programmata ed è considerata una parte fondamentale del funzionamento cognitivo che consente una certa autonomia nella vita quotidiana [12]. Secondo Ellis [2] la memoria prospettica comprende 5 fasi:

Formazione e codifica dell’intenzione di compiere un’azione

Mantenimento dell’intenzione per un intervallo temporale

Recupero dell’intenzione

Esecuzione dell’azione al momento prestabilito

Valutazione del risultato

Sebbene poi siano stati sviluppati diversi modelli per spiegare i processi coinvolti nella memoria prospettica, tutti condividono 3 elementi in comune: il tempo che intercorre tra formazione ed esecuzione di un’intenzione, l’assenza di “ausili” esterni che favoriscano il recupero dalla memoria di tale intenzione, e la necessità di interrompere l’azione in corso di svolgimento per portare a compimento l’intenzione [10]. Appare evidente da queste formulazioni che si tratterebbe del lavoro congiunto di più funzioni cognitive, in particolare della memoria episodica e delle funzioni esecutive: sarebbero coinvolte le capacità metacognitive relative al modo in cui si forma un ricordo, quelle di pianificazione, di monitoraggio del comportamento, di richiamo dei contenuti delle intenzioni (affinché siano coerenti col comportamento in atto) e la capacità di controllare che il risultato sia conforme con le intenzioni iniziali [1].

La menomazione di qualunque fra queste capacità può incidere sulla memoria prospettica e diventa intuibile la facilità con cui questa sia alterata in seguito a lesione cerebrale. Per questo motivo sono stati compiuti molti tentativi per riabilitare la memoria prospettica. Un gruppo di ricercatori [9] ha passato in rassegna le evidenze presenti in letteratura scientifica cercando di capire quali tecniche siano più efficaci a questo scopo. Utilizzando dei criteri di qualità hanno selezionato 11 ricerche conformi a tali criteri traendone molte informazioni interessanti che possiamo anticipare in questo modo:

Nella maggior parte dei casi le ricerche si sono focalizzate sui cosiddetti metodi compensativi (strategie per aggirare la difficoltà piuttosto che recuperare la funzione lesa) basati su ausili esterni, come agende elettroniche e applicazioni per smartphone

Gli ausili esterni sembrano effettivamente utilizzabili da pazienti con cerebrolesione acquisita e paiono incrementare le performance mnemoniche e le autonomie quotidiane

Anche le ricerche basate sulle strategie di memorizzazione e recupero delle informazioni sembrano avere una certa efficacia

La maggioranza delle ricerche si sono focalizzate sugli adulti e poche hanno preso in considerazione la riabilitazione in età evolutiva

Andiamo nello specifico

Come detto in precedenza, la maggior parte delle ricerche si sono focalizzate sull’utilizzo di ausili esterni considerati passivi: agende elettroniche (per esempio, il NeuroPage), registratori vocali o applicazioni per smartphone (come Google Calendar) che al momento prestabilito avvisano il paziente che è il momento di compiere un’attività, indicata dal dispositivo stesso. In questo modo il problema del ricordare le cose al momento opportuno verrebbe ridotto (almeno in parte) alla fase organizzativa, cioè all’impostazione dei dispositivi in modo che contengano le informazioni necessarie (descrizione dell’attività da svolgere) e che mandino un avviso al momento opportuno come, ad esempio, una sveglia.
In diversi studi è stato insegnato ai pazienti, tramite tecniche come l’errorless learning e il vanishing cues, l’utilizzo degli ausili appena citati per compensare le difficoltà quotidiane in ambito mnemonico, in età evolutiva, adulta e senile [3][4][7][8][10][11][12][13][14] con risultati molto interessanti poiché quasi tutti i pazienti miglioravano sensibilmente la capacità di far fronte agli impegni programmati, aumentando la propria autonomia e riducendo lo stress a carico del caregiver. Da notare inoltre come l’ampia diffusione degli smartphone e il suo utilizzo quotidiano come agenda elettronica da parte di moltissime persone comuni rende tale strumento molto meno stigmatizzante nella vita di tutti i giorni.

Se la maggior parte degli studi si sono incentrati sull’uso di ausili esterni passivi (cioè che si sostituiscono quasi totalmente alla funzioni compromessa), alcuni autori [5][6] hanno investigato la possibilità di introdurre ausili esterni attivi che forniscano soltanto un aiuto a ricordare di aver preso degli impegni, lasciando però ai pazienti una parte importante: ricordare quale fosse l’impegno preso e in quale orario bisognasse portarlo a termine. I ricercatori hanno istruito i soggetti all’utilizzo di strategie metacognitive per poter accedere alle informazioni memorizzate al fine di portare a compimento, al momento opportuno, le azioni prestabilite. Questi ultimi ricevevano come unico aiuto un messaggio che poteva sopraggiungere in qualunque momento della giornata (quindi non in relazione all’effettivo orario in cui svolgere l’azione), con una parola predefinita che non conteneva alcuna informazione sull’azione da svolgere. Questa sorta di “nodo al fazzoletto” si è dimostrata sufficiente a ricordare ai pazienti di mettere in atto quelle strategie apprese al fine di rievocare quanto memorizzato e ciò, a sua volta, si è dimostrato utile per portare a compimento molte più azioni di quanto non avvenisse in precedenza. È utile notare che un riadattamento di questo approccio ha condotto a interessanti risultati anche in età evolutiva anche se, come fanno notare gli stessi autori [6], richiede un coinvolgimento attivo anche di genitori e personale scolastico, tanto difficile da ottenere quanto essenziale.

Evidenze sul recupero della memoria prospettica

Come fanno notare gli stessi autori della review di cui ci stiamo occupando [9], dalle ricerche prese in considerazione emergono degli elementi che suggeriscono la possibilità di incrementare il funzionamento della memoria prospettica, non solamente di compensarla: in tre studi basati sull’utilizzo di ausili esterni passivi [3][13][14] è stato osservato un certo grado di miglioramento delle capacità di adempiere agli impegni negli orari prestabiliti, anche dopo la rimozione dei dispositivi elettronici che servivano da strumento compensativo. Lo studio di Krasny-Pacini [6] basato sulle strategie metacognitive ha messo in evidenza, inoltre, miglioramenti in compiti differenti da quello sperimentale, lasciando intravedere la possibile generalizzazione di questi risultati al di fuori del setting di ricerca.

Conclusioni

Dato quanto messo in luce da questa review [9] i clinici avrebbero a disposizione differenti metodi riabilitativi che si sarebbero dimostrati efficaci, principalmente basati su:

ausili esterni passivi che delegano le informazioni da rievocare a dispositivi elettronici;

ausili esterni attivi che richiedono al paziente di rievocare alcune informazioni non presenti sul dispositivo,

strategie metacognitive che permettono al paziente di ottimizzare le proprie risorse cognitive per sfruttarle al meglio.

Emerge comunque la necessità di ampliare gli studi all’età evolutiva, di applicare procedure più rigorose come i randomized controlled trial (in questa revisione della letteratura sono stati inclusi anche studi single-case) e di avere più informazioni su quali tipi di riabilitazione siano più idonei in base alle caratteristiche del singolo paziente.

Bibliografia

  1. Dobbs, A. R., & Reeves, M. B. (1996). Prospective memory: More than memory. Prospective memory: Theory and applications, 199-225.
  2. Ellis, J. (1996). Prospective memory or the realization of delayed intentions: A conceptual framework for research. Prospective memory: Theory and applications, 1-22.
  3. Emslie, H., Wilson, B. A., Quirk, K., Evans, J. J., & Watson, P. (2007). Using a paging system in the rehabilitation of encephalitic patients. Neuropsychological rehabilitation17(4-5), 567-581.
  4. Ferguson, S., Friedland, D., & Woodberry, E. (2015). Smartphone technology: Gentle reminders of everyday tasks for those with prospective memory difficulties post-brain injury. Brain injury29(5), 583-591.
  5. Fish, J., Evans, J. J., Nimmo, M., Martin, E., Kersel, D., Bateman, A., … & Manly, T. (2007). Rehabilitation of executive dysfunction following brain injury: “Content-free” cueing improves everyday prospective memory performance. Neuropsychologia45(6), 1318-1330.
  6. Krasny-Pacini, A., Limond, J., Evans, J., Hiebel, J., Bendjelida, K., & Chevignard, M. (2014). Context-sensitive goal management training for everyday executive dysfunction in children after severe traumatic brain injury. The Journal of head trauma rehabilitation29(5), E49-E64.
  7. Lannin, N., Carr, B., Allaous, J., Mackenzie, B., Falcon, A., & Tate, R. (2014). A randomized controlled trial of the effectiveness of handheld computers for improving everyday memory functioning in patients with memory impairments after acquired brain injury. Clinical rehabilitation28(5), 470-481.
  8. Lemoncello, R., Sohlberg, M. M., Fickas, S., & Prideaux, J. (2011). A randomised controlled crossover trial evaluating Television Assisted Prompting (TAP) for adults with acquired brain injury. Neuropsychological Rehabilitation21(6), 825-846.
  9. Mahan, S., Rous, R., & Adlam, A. (2017). Systematic review of neuropsychological rehabilitation for prospective memory deficits as a consequence of acquired brain injury. Journal of the International Neuropsychological Society23(3), 254-265.
  10. McDonald, A., Haslam, C., Yates, P., Gurr, B., Leeder, G., & Sayers, A. (2011). Google calendar: A new memory aid to compensate for prospective memory deficits following acquired brain injury. Neuropsychological rehabilitation21(6), 784-807.
  11. Van den Broek, M. D., Downes, J., Johnson, Z., Dayus, B., & Hilton, N. (2000). Evaluation of an electronic memory aid in the neuropsychological rehabilitation of prospective memory deficits. Brain injury14(5), 455-462.
  12. Waldron, B., Grimson, J., Carton, S., & Blanco-Campal, A. (2012). Effectiveness of an unmodified personal digital assistant as a compensatory strategy for prospective memory failures in adults with an ABI. The Irish Journal of Psychology33(1), 29-42.
  13. Wilson, B. A., Emslie, H., Evans, J. J., Quirk, K., Watson, P., & Fish, J. (2009). The NeuroPage system for children and adolescents with neurological deficits. Developmental neurorehabilitation12(6), 421-426. 
  14. Wilson, B. A., Emslie, H., Quirk, K., Evans, J., & Watson, P. (2005). A randomized control trial to evaluate a paging system for people with traumatic brain injury. Brain Injury19(11), 891-894.

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