È noto dalla letteratura scientifica che i bambini con difficoltà scolastiche sono più a rischio di problemi di adattamento sociale ed emotivo, così come di vissuti di ansia, rabbia e rifiuto da parte dei pari[6]. Indentificare i fattori di rischio per le difficoltà scolastiche potrebbe aiutare a prevenire questi problemi; alcuni importanti fattori di rischio possono essere rappresentati dalle funzioni esecutive[4]. Benché manchi ancora una definizione unanimemente condivisa, le funzioni esecutive vengono solitamente valutate tramite 3 sottocomponenti[5]:

  • Memoria di lavoro, cioè la capacità di tenere a mente e manipolare le informazioni per un breve periodo di tempo
  • Flessibilità cognitiva, cioè la capacità di spostare l’attenzione su diversi aspetti di un compito e di modificare le proprie risposte in base alle informazioni a disposizione
  • Controllo inibitorio, cioè la capacità di bloccare o posticipare le proprie risposte automatiche in relazione al compito richiesto

Si ritiene che i deficit di memoria di lavoro interferiscano con il processamento delle informazioni a scuola, limitando le capacità di risoluzione dei problemi e gli apprendimenti di alto livello. Per esempio, potrebbero avere a che fare con difficoltà nella comprensione del testo, nel seguire istruzioni complesse e nell’utilizzo di strategie per la soluzione di problemi matematici o scientifici[2][7].
Si pensa che i deficit di flessibilità cognitiva creino difficoltà nello spostamento dell’attenzione fra diversi compiti, comportando minore efficienza nella risoluzione dei problemi, difficoltà nella formulazione di ipotesi e nell’uso strategico delle regole[2].
I deficit nel controllo inibitorio invece comporterebbero la difficoltà nell’ignorare le informazioni irrilevanti e distraenti durante le attività scolastiche e, al tempo stesso, avrebbero a che fare con la regolazione dell’attenzione e con l’impulsività[1][3].

  • I deficit nelle funzioni esecutive aumentano realmente il rischio di prolungate e ripetute difficoltà scolastiche?
  • Cosa predice di più le difficoltà scolastiche tra i deficit in memoria di lavoro, inibizione e flessibilità cognitiva?

La ricerca

Per rispondere ai precedenti quesiti i ricercatori hanno reclutato un numero molto ampio di bambini (11.010) all’età di circa 5 anni (un anno prima di iniziare la scuola primaria), monitorandone l’andamento fino alla conclusione del terzo anno di scuola primaria. In tutti i bambini inizialmente sono state valutate le funzioni esecutive nelle componenti descritte precedentemente (memoria di lavoro, flessibilità cognitiva e inibizione comportamentale) e, durante i vari anni di scuola, sono stati valutati più volte nelle capacità di lettura, nel rendimento in matematica e nel rendimento in scienze.

L’idea era quella di osservare se, tramite i punteggi iniziali nei test per le funzioni esecutive, fosse possibile prevedere il rendimento scolastico.

I risultati

Tutte e 3 le componenti delle funzioni esecutive prese in esame risultavano determinanti nel predire le difficoltà scolastiche.

Vediamo più nello specifico:

  • Matematica. Tutte le componenti delle funzioni esecutive risultavano predittive di problemi in questa materia. Anche dopo aver “ripulito” l’analisi statistica dall’effetto delle variabili socio-economiche dei soggetti, l’importanza delle funzioni esecutive rimaneva consistente. Avere punteggi inferiori al 10° percentile nelle prove di memoria di lavoro innalzava di 5 volte il rischio di essere nella fascia degli studenti col rendimento più basso in matematica.
  • Lettura. Anche in questo caso, le funzioni esecutive si dimostravano determinanti nel predire lo sviluppo delle capacità di lettura, ma in questo caso si trattava soltanto della memoria di lavoro e dell’inibizione comportamentale. In questo caso i deficit di memoria di lavoro aumentavano di quasi 3 volte il rischio di essere nella fascia degli studenti col rendimento più basso nelle capacità di lettura.
  • Scienze. Tutte e tre le componenti delle funzioni esecutive riuscivano a predire in maniera significativa le difficoltà in scienze. In particolare, i deficit di memoria di lavoro e flessibilità cognitiva incrementavano il rischio di circa 2 volte di avere importanti difficoltà in questa materia.

In tutti i casi la componente delle funzioni esecutive più predittiva era sempre la memoria di lavoro. Un altro elemento interessante è che, monitorando l’andamento del rendimento scolastico, i bambini con deficit nelle funzioni esecutive, tendevano a mantenerlo sempre basso nel corso delle rilevazioni degli apprendimenti.

Conclusioni

Presi nel complesso, questi risultati sembrano indicare che le funzioni esecutive appaiono determinanti, almeno nei primi anni di scuola, sullo sviluppo di adeguati apprendimenti scolastici. Sarebbe importante condurre un simile ricerca che possa però estendersi anche oltre questa fascia di scolarità per capire se l’influenza delle funzioni esecutive sugli apprendimenti resti tale o tenda ad aumentare (o anche a diminuire) col procedere degli anni di scuola.
Anche se si tratta di una ricerca di tipo correlazionale, i dati che se ne ricavano sembrano indicare quanto meno che i deficit delle funzioni esecutive precedono temporalmente le difficoltà scolastiche, fornendoci un’evidenza in più sull’importanza di monitorare lo sviluppo cognitivo dei bambini in difficoltà.

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