In precedenza abbiamo già discusso il problema dei deficit cognitivi e delle loro ripercussioni sulla capacità di guida, lo abbiamo fatto però nell’ambito della sclerosi multipla. Adesso invece parleremo di una ricerca[1] condotta in Olanda in cui è stata esaminata la capacità di guidare in persone con malattia di Alzheimer. In particolare è stato studiato quanto tre diversi metodi di indagine fossero in grado distinguere le persone capaci di guidare nonostante la patologia sopramenzionata.

I metodi utilizzati sono stati

  1. le interviste cliniche;
  2. la valutazione neuropsicologica;
  3. il simulatore di guida.

Per capire se i partecipanti alla ricerca fossero in grado di guidare, sono stati tutti sottoposti a una prova di guida su strada, sulla base della quale sono stati categorizzati come “idonei” e “non idonei”.

Successivamente è stato valutato quanto ciascuno dei tre metodi fosse accurato nell’identificare le persone idonee e non idonee alla guida.

In cosa consistevano i tre tipi di valutazione?

  • interviste cliniche: erano composte dal Clinical Dementia Rating Scale (CDR) e da un questionario sulla guida. In entrambi i casi venivano coinvolti sia i soggetti della ricerca (malati di Alzheimer) che un loro caregiver.
    Riguardo al CDR, tramite tale questionario si cercava di indagare aree quali orientamento, memoria, giudizio e risoluzione di problemi, relazioni sociali, casa e hobby, cura personale.
    In merito al questionario sulla guida, venivano presi in esame i dati demografici, il profilo di guida e poste domande rispetto al comportamento di guida sicura.
  • Valutazione neuropsicologica: venivano utilizzati diversi test come il Trail Making Test A (TMT-A) e il Trail Making Test B (TMT-B) per il la ricerca visuo-spaziale e la flessibilità cognitiva, il Mini-mental State Examination (MMSE) come screening per la demenza, i Drawings per le capacità prassico-costruttive, il Two Mazes per l’orientamento visivo, l’Adaptive Tachistoscopic Traffic Perception Test (ATAVT) per valutare la capacità di crearsi una panoramica sulla situazione del traffico, il Traffic Theory per valutare le conoscenze teoriche sul traffico, l’Hazard Perception Test per capire quanto le persone fossero in grado di comprendere le situazioni di rischio in un contesto di guida, il Reaction Time S1, S2 ed S3 per misurare i tempi di reazione e l’inibizione della risposta su stimoli visivo e uditivo.
  • Simulatore di guida: si tratta di un software creato a scopo sperimentale che cerca di ricreare una situazione di guida reale con tanto di sterzo, cambio, pedali, abitacolo e rumori realistici.

I risultati

Tutti e 3 i metodi di indagine consentivano di discriminare i soggetti ‘idonei’ e ‘non idonei’ alla guida in maniera significativamente superiore al livello del caso. Tuttavia i risultati non erano completamente sovrapponibili, portando anche a gradi di accuratezza abbastanza differenti fra loro[1]:

  • Le interviste cliniche, con un’accuratezza di quasi l’80% nel discriminare correttamente tra ‘idonei’ e ‘non idonei’ alla guida, risultavano poco informative, forse a causa delle capacità meta-analitiche e di autovalutazione che potrebbero scarseggiare in persone affette da malattia di Alzheimer. Le componenti delle interviste che comunque risultavano più rilevanti nella predizione dell’idoneità alla guida erano orientamento e giudizio e soluzione di problemi.
  • L’utilizzo del simulatore di guida appariva più utile, arrivando a un’accuratezza di oltre l’85%. Tuttavia si trattava di una prova sperimentale raramente implementabile nella pratica clinica quotidiana.
  • Il ricorso alla valutazione neuropsicologica risultava essere, fra le tre modalità di valutazione, la più informativa, raggiungendo un’accuratezza di quasi il 95% e superando nettamente quella del simulatore di guida, nonostante l’alta validità di facciata di quest’ultimo. I test più utili risultavano essere i tempi di reazione uditivi (Reaction Time S2), il MMSE (a differenza di quanto osservato con pazienti con sclerosi multipla e senza demenza), il Traffic Theory e l’Hazard Perception Test.

Infine i ricercatori hanno combinato le tre modalità di valutazione di idoneità alla guida per misurare a quale accuratezza si giungesse in questo modo[1]:

  • Nell’utilizzo contemporaneo di interviste cliniche, simulatore di guida e valutazione neuropsicologica è stato identificato un valore di cut-off che permetteva di raggiungere un’accuratezza nell’idoneità alla guida di oltre il 97% (aggiungendo quindi circa un 2% di accuratezza alla sola valutazione neuropsicologica). Va specificato che una modalità come questa difficilmente sarebbe implementabile nelle normali valutazioni per l’idoneità alla guida in ambito clinico.

Conclusioni e riflessioni

Stando ai dati emersi da questa ricerca[1], in caso di dubbi sulle residue capacità di guida di pazienti con malattia di Alzheimer, risulta fondamentale una valutazione neuropsicologica. Tuttavia  alcuni test utilizzati in questa ricerca non fanno parte delle valutazioni neuropsicologiche standard (si pensi ai tempi di reazione e, ancor più, al Traffic Theory e all’Hazard Perception Test) e quindi questi risultati risultano scarsamente generalizzabili alla pratica clinica di routine nel nostro Paese. Sarebbe quindi opportuno condurre ricerche analoghe in Italia al fine di capire quanto siano validi e affidabili gli strumenti a cui più frequentemente ricorrono i neuropsicologi italiani o, quanto meno, quelli disponibili in questo contesto (anche meno utilizzati).

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