Abbiamo già parlato in precedenza del deterioramento cognitivo lieve (MCI) spiegandone anche le caratteristiche. Trattandosi del declino di una o più funzioni cognitive, è inevitabile interrogarsi anche sulla sua influenza su diverse attività quotidiane, per esempio la guida di autoveicoli.

Prendendo spunto da un precedente studio[2] di Piersma e collaboratori sulla capacità di guida di persone con malattia i Alzheimer (che abbiamo riassunto), un gruppo di ricercatori ha indagato l’utilità di alcuni strumenti diagnostici per valutare l’idoneità alla guida in persone con MCI[1].

Analogamente alla precedente ricerca, anche in questo caso gli studiosi hanno utilizzato tre metodi:

  • interviste cliniche
  • valutazione neuropsicologica
  • simulatore di guida

Sempre in analogia con la precedente ricerca, anche in questo caso i risultati ottenuti con i vari metodi di indagine sono stati confrontati con le vere e proprie capacità di guidare un’automobile mostrate dai soggetti con una prova di guida su strada.

In cosa consistevano i tre tipi di valutazione?

Partendo dai risultati conseguiti da Piersma e colleghi[2], in questo studio[1] sono stati selezionati alcuni specifici test e subtest (eliminando quelli che si erano rivelati senza valore predittivo):

  • Interviste cliniche. Sono state selezionate le sottocomponenti Orientamento e Giudizio & Soluzione di Problemi della Clinica Dementia Rating Scale (CDR), a cui sono stati aggiunti questionari sul giudizio di guida sicura e sulle recenti esperienze di guida. Tali informazioni sono stati raccolte sia con i soggetti della ricerca che con il loro caregiver.
  • Valutazione neuropsicologica. Sono stati selezionati i test Mini-mental State Evaluation (MMSE), Reaction Time S2, Hazard Perception Test e Traffic Theory.
  • Simulatore di guida. Si tratta dello stesso simulatore sperimentale utilizzato nella precedente ricerca[2].

I risultati

Nel gruppo di soggetti che hanno partecipato alla ricerca, 1/3  si è dimostrato non idoneo alla guida.

Riguardo invece all’utilità dei diversi metodi di indagine, mentre nella precedente ricerca tutti e tre si erano dimostrati predittivi riguardo alla capacità di guida, seppur con evidenti differenze fra loro (accuratezza del 80% per le interviste cliniche, 95% per la valutazione neuropsicologica e 85% per il simulatore di guida), in questo caso soltanto la valutazione neuropsicologica e la prova al simulatore di guida si sono dimostrati utili nel predire la reale capacità di guidare su strada.

Nello specifico si sono osservati i seguenti risultati:

  • le interviste cliniche non hanno mostrato alcuna capacità di discriminare le persone idonee da quelle non idonee alla guida (con un’accuratezza del 53%, prossima al livello del caso), risultando quindi inutili anche per un screening.
  • come avvenuto nella ricerca sui malati di Alzheimer, anche nelle persone con MCI la valutazione neuropsicologica si è dimostrata in grado di discriminare i soggetti idonei da quelli non idonei alla guida, anche se con un grado di accuratezza inferiore (82%).
  • Anche la prova col simulatore di guida ha mostrato un’accuratezza superiore al livello del caso (86%) nel distinguere le persone in grado di guidare in maniera sicura rispetto a quelle che non lo erano.

Coerentemente con quanto fatto nella ricerca di Piersma e colleghi[2], anche in questo studio è stato analizzato quanto la combinazione dei tre metodi di indagine riuscisse ad aumentare, rispetto a ciascun metodo di indagine preso singolarmente, l’accuratezza nel discriminare le persone adatte alla guida rispetto a quelle non ideonee:

  • nell’utilizzo congiunto di interviste cliniche, valutazione neuropsicologica e simulatore di guida è stato identificato un valore di cut-off diverso da quello per i malati di Alzheimer in grado di raggiungere un livello di accuratezza del 92%.

Concusioni

Anche se si tratta di una ricerca con un campione piccolo, il fatto che 1/3 dei soggetti non abbia superato il test di guida su strada impone una riflessione: di fronte a un paziente con iniziale deterioramento cognitivo è potrebbero essere necessari approfondimenti neuropsicologici sulle capacità necessarie per una guida sicura.

Tuttavia, come detto rispetto alla precedente ricerca sui malati di Alzheimer, l’insieme di tutti questi metodi di indagine non è parte della normale routine clinica in ambito neuropsicologico e quindi i dati ottenuti sono poco generalizzabili. Una volta in più appare utile che si conducano analoghe ricerche nel nostro paese, anche tramite l’utilizzo dei test più comuni e in base a diverse tipologie di pazienti.

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