Abbiamo già avuto modo di parlare di memoria di lavoro in precedenza; si tratta di uno spazio mentale che permette alle persone di tenere a mente informazioni mentre contemporaneamente si svolgono compiti cognitivi complessi10 (per esempio, nell’elaborazione di informazioni matematiche). Molti studi hanno dimostrato l’importanza della memoria di lavoro nel predire le competenze matematiche15. Le abilità di memoria di lavoro appaiono legate sia alle competenze matematiche precoci che tardive2, 3, 5, 6, 8, 9, 11, 16, 21.

A pensarci bene questo non sorprende in quanto anche il più semplice calcolo matematico implica l’utilizzo della memoria di lavoro per processi cognitivi quali il tenere a mente le informazioni del problema, recuperare le procedure rilevanti, ed elaborare le operazioni per convertire le operazioni in risultati numerici. Alcuni autori13 hanno messo in evidenza quanto gli stessi processi cognitivi siano necessari per semplici confronti numerici: per far ciò i bambini avrebbero bisogno di identificare le corrispondenze fra quantità e diversi simboli numerici, mantenerle nella loro memoria e quindi integrarle con le altre informazioni necessarie per l’esecuzione del compito.

In aggiunta a quanto detto, altri studi longitudinali hanno dimostrato che la capacità di memoria di lavoro di bambini in età prescolare contribuisce a predire il loro rendimento scolastico in matematica anche dopo diversi anni dall’inizio della scuola (sia primaria che secondaria) e che scarse performance nei test di memoria di lavoro correlano con scarse performance matematiche 4, 7, 14, 16, 5, 17, 19, 1, 8, 12, 18,20, 22.

Date le premesse viene normale domandarsi cosa accadrebbe se si potesse potenziare la memoria di lavoro. Passolunghi e Costa, due ricercatrici dell’università di Trieste15, hanno testato questa ipotesi sottoponendo un gruppo di 48 bambini di 5 anni di età a due possibili training: uno che verteva sul rafforzamento delle competenze numeriche precoci che stanno alla base delle successive acquisizioni di calcolo, e uno incentrato sull’aumento della capacità di memoria di lavoro; inoltre, un terzo sottogruppo di bambini non è stato sottoposto ad alcun tipo di allenamento.

Ciascuno dei due training è durato 5 settimane (due sessioni per settimana da un’ora ciascuna). Prima e dopo il periodo di trattamento tutti i bambini sono stati valutati riguardo alle loro abilità di memoria a breve termine, memoria di lavoro e di abilità numeriche precoci.

I risultati si sono rivelati molto interessanti: soltanto i bambini sottoposti al training per potenziare la memoria di lavoro hanno incrementato la performance nei test di memoria a breve termine e di memoria di lavoro, mentre sia i bambini che hanno allenato la memoria di lavoro sia quelli che hanno allenato le abilità numeriche precoci hanno migliorato le proprie abilità numeriche rispetto al gruppo di bambini che non hanno beneficiato di alcun trattamento.

Detto in altri termini, mentre l’allenamento sulle abilità numeriche sembra avere effetto soltanto sulle stesse abilità numeriche, potenziare la memoria di lavoro sembra generalizzare i propri effetti anche al di fuori dei test che misurano la stessa memoria di lavoro, come avvenuto in questo caso con le abilità calcolo.

Se i risultati dovessero essere ripetuti con un campione più grande e soprattutto se questi risultati dovessero tradursi in miglior rendimento scolastico, non è difficile immaginare quali e quanti benefici potrebbero derivare da specifici programmi di potenziamento.

Bibliografia

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