Niente panico

La memorizzazione delle tabelline è uno degli “scogli” relativi agli apprendimenti nella scuola primaria (un altro, ad esempio, riguarda l’automatizzazione della scrittura delle doppie). Ogni famiglia adotta la sua strategia: dai ripassi in macchina ai giochi, passando per interminabili sessioni di ripetizioni.

Alcuni bambini e bambine, nonostante tutti gli sforzi e le buone intenzioni, non riescono comunque a impararle a memoria. Spesso si tratta di bambini in gamba, che riescono a svolgere benissimo tante altre attività; questo aumenta gli interrogativi di genitori e insegnanti, che possono arrivare a pensare che si tratti di scarso impegno.

In effetti, l’intelligenza non c’entra nulla. Ci è capitato spesso di osservare, in valutazione, anche ragazzi e uomini adulti che, nonostante brillanti percorsi accademici e professionali (anche in settori scientifici), non riescono a recuperare al volo le tabelline (ricorrendo a diverse strategie, dalle somme rapide all’uso delle dita). Com’è possibile che una persona esposta innumerevoli volte nel corso della sua vita (non solo a scuola, ma anche nei calcoli di vita quotidiana) non riesca proprio a ricordare il risultato di una moltiplicazione?

Il deficit di automatizzazione

La parola chiave è automatizzazione (ne parliamo in modo più approfondito in questo articolo). Semplificando molto, si può dire che l’automatizzazione è quel processo per il quale il cervello, dopo essere stato esposto diverse volte a una determinata operazione, preferisce utilizzare uno spazio dedicato per recuperare più rapidamente il risultato piuttosto che ripetere ogni volta la procedura. Prendiamo l’esempio delle tabelline: posso calcolare 5 x 5 sommando per 5 volte il numero 5. Dopo un po’ di volte, però, il cervello trova molto più rapido memorizzare direttamente la risposta. Questo avviene per calcoli relativamente semplici e che utilizziamo spesso (i matematici, ad esempio, memorizzano alcune operazioni importanti da utilizzare come base per calcolare quelle vicine).

Il processo di automatizzazione, per cause relative alla natura di ciascun individuo, può avvenire con tempi e modalità diverse o può non avvenire affatto. Non c’è una colpa in questo. Semplicemente non avviene, indipendentemente dal numero di esposizioni.

Cosa si può fare

Dalla fine della terza elementare è possibile fare una valutazione che può portare a una diagnosi di discalculia. Di fronte a problemi molto evidenti, i tempi della valutazione possono anche essere anticipati e, indipendentemente dalla diagnosi, è possibile per il clinico segnalare sin da subito eventuali fragilità nell’area delcalcolo. Al termine della valutazione, accertate le difficoltà specifiche in ambito matematico, è possibile suggerire, all’interno della relazione di restituzione, gli strumenti compensativi e dispensativi che saranno inseriti nel piano didattico personalizzato.

In particolare, nel caso della discalculia, si può chiedere di dispensare il bambino dall’apprendimento mnemonico delle tabelline e di concedere l’utilizzo della calcolatrice. Questo non vuol dire che il calcolo a mente debba diventare off-limits per il bambino. Al contrario, è possibile inserire questo tipo di attività all’interno di situazioni più piacevoli, come ad esempio i giochi.

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