A torto o a ragione, uno dei degli obiettivi con cui spesso vengono utilizzati i test del QI e, più in generale, svolte valutazioni neuropsicologiche in bambini, adolescenti e giovani adulti, è per comprendere la loro capacità di far fronte agli impegni scolastici e accademici.

Proprio in quest’ottica un team di ricerca statunitense[1] sottopose un gruppo di giovani studenti universitari a una batteria di test neuropsicologici riguardante i seguenti ambiti, con lo scopo di verificare quali domini cognitivi fossero in grado di predire al meglio il rendimento accademico:

  • QI verbale
  • QI visuo-percettivo
  • Memoria di lavoro
  • Velocità di elaborazione
  • Abilità spaziali

 

Gli stessi studenti vennero valutati riguardo alle performance accademiche con una serie di test volte a valutare i seguenti aspetti come la lettura, lo spelling, l’aritmetica, il voto medio, abilità verbali e matematiche.

I risultati

I test di intelligenza da soli riuscivano a spiegare fino a circa il 50% dei risultati accademici e risultavano superiori nel predire questi ultimi rispetto ai test cognitivi più specifici (memoria di lavoro, velocità di elaborazione e abilità spaziali). Invece, prendendo insieme tutti questi test, si riusciva invece a spiegare tra il 16% e il 54% dei risultati accademici (variazione che dipendeva dal tipo di parametro utilizzato).
Sottraendo però l’influenza dei test più specifici, i test di intelligenza continuavano a predire in maniera significativa le performance accademiche mentre, al contrario, sottraendo l’influenza dei test di intelligenza, i test di memoria di lavoro, velocità di elaborazione e abilità spaziali non riuscivano a predire le capacità accademiche, con un’unica eccezione: le abilità matematiche in una delle prove utilizzate venivano predette dalle capacità spaziali e dalla velocità nel processare le informazioni.

Conclusioni

Stando ai risultati di questa ricerca (piuttosto datata), i test di abilità cognitive generali (QI) sembrerebbero superiori nel predire le performance accademiche in giovani adulti rispetto ad alcune funzioni cognitive più specifiche.

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