“Repetita iuvant” (le cose ripetute aiutano) recita una locuzione latina, ma è veramente così? Stando ai risultati di una ricerca condotta congiuntamente dalle Università di Losanna e di Washington si direbbe proprio di sì.

Un gruppo di studiosi ha sottoposto 80 studenti a un esperimento in cui venivano confrontate le prestazioni di apprendimento di un testo scientifico in quattro differenti condizioni:

  1. Studio del testo in una singola sessione;
  2. Studio del testo ripetuto per quattro sessioni;
  3. Studio con creazione di mappa concettuale che doveva essere creata dagli studenti dopo una prima sessione di studio;
  4. Studio con recupero mnemonico delle informazioni apprese, in cui gli studenti, dopo una prima sessione di studio, dovevano cercare di richiamare alla mente quanti più concetti possibile. Dopo questa fase di ricupero mnemonico gli studenti avevano il compito di ristudiare e ripetere l’operazione.

È importante sottolineare che in tutte e tre le condizioni sperimentali il tempo trascorso a studiare si equivaleva.

Dopo una settimana gli studenti sottoposti alle varie condizioni (ciascuno ad una delle quattro) sono stati testati per vedere quanto da loro appreso, sia con domande riferite a concetti direttamente presenti all’interno del testo, sia con domande di tipo inferenziale.

Malgrado quanto ci si potesse aspettare, le migliori prestazioni sono state ottenute dal gruppo che ha studiato alternando le fasi di lettura alle fasi di recupero mnemonico. Altrettanto sorprendente è stato verificare che le prestazioni dello studio assistito dalla creazione di mappe concettuali non sono apparse migliori di quelle ottenute con la semplice rilettura del testo (per un tempo equivalente).

Per quanto i risultati di una singola ricerca vadano presi con cautela in attesa di ulteriori sviluppi, tutto ciò va in palese controtendenza con l’assunto (che troppo spesso si dà per scontato) che la creazione di mappe concettuali sia la scelta migliore nello studio.

Inoltre questi dati aiutano a rendere l’idea di come siano complessi e delicati i meccanismi di apprendimento e di quanto bisognerebbe essere più accorti nell’elaborare strategie di approccio al compito, soprattutto di fronte a ragazzi che manifestano qualche difficoltà. In quest’ultimo caso infatti sarebbe opportuno comprendere la natura delle difficoltà e “ritagliare” una metodologia di studio calibrata sulle difficoltà e sui punti di forza dell’individuo.

Bibliografia

Karpicke, J.D.,& Blunt, J.R. (2011). Retrieval Practice Produces More Learning than Elaborative Studying with Concept MappingScience, 331: 771 – 775.

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca