Circa metà delle persone con sclerosi multipla in Europa è senza occupazione lavorativa e ciò impatta sulla loro qualità di vita[5]; quelle con un impiego invece riportano un maggiore coinvolgimento nelle attività quotidiane, partecipazione sociale e soddisfazione personale rispetto a chi è senza occupazione, che invece esperisce maggior depressione, solitudine e ansia[1][5].

Se da un lato il legame tra disabilità fisica e assenza di occupazione lavorativa è stato ampiamente studiato[7] (l’82% delle persone in Europa con sclerosi multipla e EDSS di 0 ha un lavoro, a fronte del solo 25% fra quelli con EDSS di 6,5), molto meno indagato è il legame tra deficit cognitivi e possesso di un impiego. Soltanto il 54% delle soggetti con un EDSS do 3 o inferiore ha una mansione lavorativa[7] e questo appare difficilmente spiegabile con la disabilità fisica[4]. Sintomi come quelli legati alla fatica, all’umore e alla cognizione possono rappresentare una spiegazione[3]. È stato messo in evidenza come le capacità cognitive abbiano un impatto sul guadagno delle persone con sclerosi multipla a prescindere dal grado di disabilità fisica[6] e, inoltre, i test neuropsicologici potrebbero essere in grado di distinguere, tra le persone con questa malattia, chi riesce a lavorare in maniera efficiente, chi con difficoltà e chi non ci riesce[2].

La ricerca

Due ricercatori, Clemens e Langdon[4], hanno cercato di analizzare la letteratura scientifica esistente sulla relazione tra capacità cognitive nella sclerosi multipla e difficoltà lavorative.
A questo proposito sono stati selezionati 13 ricerche condotte su soggetti con sclerosi multipla in età lavorativa (dai 18 ai 65 anni), nelle quali era stato analizzato il rapporto fra deficit neuropsicologici e occupazione, valutando e sintentizzando i risultati. Questo è ciò che ne è emerso:

  • Al crescere dei deficit cognitivi diminuisce la probabilità di non avere un lavoro o, quanto meno, diminuiscono le ore di lavoro.
  • La maggior parte degli studi esaminati riportano che la velocità di processamento delle informazioni è significativamente correlata allo stato occupazionale. Uno dei test più frequentemente utilizzati a questo proposito è risultato essere il Symbol Digit Modality Test, i cui punteggi in diversi studi discriminano fra i soggetti con e senza occupazione, arrivando a predire il numero di ore lavorate.
    Un altro test di comune riscontro in quest’area è il Paced Auditory Serial Addition Test (vedi anche la nostra applicazione) e anche questo strumento ha mostrato di poter distinguere i soggetti sclerosi multipla con un’occupazione rispetto a quelli inoccupati; i punteggi correlano inoltre col numero di ore lavorative settimanali. Questo test però ha dato anche risultati contrastanti.
  • Anche i test di memoria e apprendimento sono risultati correlati allo stato occupazionale, sia quelli di tipo visuo-spaziale (Brief Visuospatial Memory Test-Revised) che verbale, come il Selective Reminding Test e il California Verbal Learning Test (vedi anche il nostro articolo sulla valutazione della memoria a lungo termine).  
  • Infine, come ci si poteva facilmente attendere, anche le performance nei test sulle funzioni esecutive sono risultate diverse confrontando quelle dei soggetti con sclerosi multipla senza un impiego e quelle di chi riusciva a mantenere un’occupazione lavorativa, soprattutto con prove quali il Wisconsin Card Sorting Test, il Modified Six Elements Test e il Word List Generation (vedi anche il nostro articolo sulla valutazione delle funzioni esecutive).

Conclusioni

Gli studi considerati in questa review[4] indicano che le persone con sclerosi multipla prive di occupazione (o che lavorano una quantità ridotta di ore) hanno mediamente un profilo neuropsicologico caratterizzato da un numero superiore di deficit rispetto alle persone con sclerosi multipla che riescono a mantenere un impiego. Gli ambiti più rilevanti, come detto. sono la memoria, le funzioni esecutive e, soprattutto, la velocità di elaborazione delle informazioni. Quest’ultima sembra in grado di discriminare fra le persone maggiormente in condizione di lavorare rispetto a quelle che mostrano più difficoltà. Per questo motivo i test sull’efficienza nel processare le informazioni sembrano imprescindibili nella valutazione neuropsicologica nell’ambito della sclerosi multipla, soprattutto in presenza di persone a rischio di problemi lavorativi.

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