Benché la sclerosi multipla sia comunemente associata a possibile disabilità motoria oggi sappiamo, che in una proporzione stimata fra il 40% e il 73% di casi, questa malattia si associa anche a deficit cognitivi[1]. Come abbiamo già discusso in precedenza, una valutazione neuropsicologica è fondamentale per tracciare il profilo cognitivo di una persona con sclerosi multipla e ciò può essere di grande aiuto per la gestione delle difficoltà che possono presentarsi: abbiamo infatti visto come i deficit cognitivi potrebbero impattare sulla capacità di guida dell’automobile, come potrebbero incidere nel contesto lavorativo e come la loro presenza possa dare alcune indicazioni probabilistiche sull’evoluzione della malattia (e forse questo potrebbe essere di aiuto al medico nella scelta della terapia).

Tuttavia, è bene tenere presente che, fortunatamente, queste difficoltà non riguardano tutte le persone con sclerosi multipla e, quando presenti, sono di lieve entità nella maggior parte dei casi. È bene però essere al corrente della loro presenza eventuale, della loro entità e delle ripercussioni che possono avere nella vita del paziente.

Tra queste ripercussioni possono esserci anche quelle nelle attività di tutti i giorni. A questo proposito sono state compiute diverse ricerche volte a stabilire l’influenza di eventuali deficit cognitivi nelle attività quotidiane.

In uno studio risalente al 2007, Goverover e colleghi[4] hanno selezionato un gruppo di soggetti con sclerosi multipla e lo hanno sottoposto a una batteria di test cognitivi e a una serie di compiti standardizzati per vedere le abilità in alcune attività della vita di tutti i giorni (maneggiare soldi, cercare prodotti su uno scaffale, trovare un numero di telefono in una rubrica, leggere gli ingredienti da una scatola di cibo, leggere le istruzioni di un medicinale…).
Quello che hanno osservato è che il profilo neuropsicologico era significativamente correlato con le prove comportamentali per le attività quotidiane. In altre parole, più si evidenziavano difficoltà dal punto di vista cognitivo e più erano basse le capacità nelle attività di tutti i giorni.
Non tutti i test avevano però lo stesso valore predittivo; quelli maggiormente correlati con il punteggio totale nelle attività citate erano il Trail Making Test B-A (test di attenzione alternata – vedi qui per una spiegazione ) e il test di Cancellazione di H (un test simile alle Matrici Attentive e al Multiple Feature Cancellation Task – vedi qui per una spiegazione).
Più nello specifico il primo test risultava correlato con la capacità ricercare gli ingredienti del cibo in scatola, di trovare cibi sugli scaffali di un negozio e di leggere le istruzioni di un medicinale; il secondo test mostrava correlazioni con gli stessi compiti tranne che con la ricerca di ingredienti.
Inoltre anche i punteggi del PASAT (un test di attenzione sostenuta, velocità di elaborazione e aggiornamento di memoria di lavoro – vedi qui per una spiegazione), risultavano andare di pari passo con le capacità di leggere e seguire le istruzioni di un medicinale, mentre lo Span di Cifre Inverso risultava in relazione alla capacità di trovare gli ingredienti di un cibo in scatola.

In altre due ricerche di Goverover e colleghi[5][3] sono stati messi appunto nuovi tipi di compiti per valutare le abilità “reali” delle persone con sclerosi multipla le quali venivano sottoposte a valutazione anche tramite test neuropsicologici e a interviste tramite scale strutturate (in pratica si chiedeva ai soggetti e ai loro familiari quale fosse il grado di autonomia funzionale nel quotidiano e la qualità di vita dei soggetti stessi). I compiti da svolgere da parte dei soggetti erano diversi. Un esempio era l’acquisto di un biglietto aereo: comprare online il biglietto andata e ritorno, al prezzo più basso con carta di credito, e nelle date funzionali agli scopi dati dall’esaminatore. Altri compiti riguardavano l’acquisto online di biscotti e di pizza. Compiti del genere permettono di osservare alcune capacità dei pazienti nella vita di tutti i giorni in attività però non molto routinarie (che richiederebbero invece poche risorse cognitive).

Anche in questo caso sono risultate evidenti le correlazioni tra test neuropsicologici e performance reali dei soggetti; inoltre è emerso un dato molto importante: in nessuna delle due ricerche risultava esserci una relazione fra quanto riferito dalle persone con sclerosi multipla e le effettive capacità nella vita reali. Detto in altre parole, i risultati dei test neuropsicologici risultavano più informativi rispetto a quanto riferito dai pazienti.

Come nella prima ricerca, anche in questo studio, a diversi test corrispondevano diverse informazioni:

  • Il Selective Reminding Test (una di memoria prova simile all’Apprendimento Supra-Span Verbale – vedi qui per una spiegazione per una spiegazione) mostrava correlazioni significative con la capacità di acquistare online biscotti.
  • Il Symbol Digit Modality Test (un test di velocità di elaborazione simile al Cifrario della WAIS-IV – vedi qui per una spiegazione) mostrava correlazioni significative praticamente con tutte le attività reali valutate, sia rispetto all’accuratezza nel portarle a termine, sia riguardo ai tempi di esecuzione.
  • Il Brief Visual Memory Test –Revised (un test di memoria visiva) mostrava correlazioni significative con la capacità di acquisto online di un biglietto aereo (da tutti i punti di vista esaminati) e di biscotti (per velocità di esecuzione del compito).
  • Il PASAT mostrava correlazioni significative con la capacità di acquisto online di biscotti (soprattutto per quanto riguardava l’accuratezza nel portare a termine il compito).
  • Il test sul Giudizio di Orientamento di Linee (test per le abilità visuo-spaziali), il California Verbal Learning Test-II (prova di memoria simile al Test delle 15 Parole di Rey – vedi qui per una breve spiegazione), Delis-Kaplan Executive Functioning Scale (una batteria di test sulle funzioni esecutive) correlavano significativamente con la capacità di acquisto online di un biglietto aereo.

Conclusioni

Dato quanto emerso nelle ricerche appena citate, risulta evidente come estese e dettagliate valutazioni neuropsicologiche possano aiutare a comprendere le difficoltà quotidiane delle persone con sclerosi multipla. Al tempo stesso, stando alle stesse ricerche, quanto riferito dai pazienti stessi non risultano altrettanto informative.

Al tempo stesso è importante che chi conduce una valutazione neuropsicologica consideri accuratamente la scelta dei test in base alle informazioni che intende rilevare.

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