sonno e demenza

È noto ormai da tempo che il sonno profondo e la concentrazione di alcune proteine (beta-amiloide e tau) nel liquido cerebrospinale siano in relazione alla demenza di Alzheimer. La vera natura di questa relazione è però tuttora oggetto di studio[1][2].

In una ricerca pubblicata poco tempo fa[3] alcuni scienziati hanno sottoposto un gruppo di persone sane a una particolare procedura sperimentale: sono stati prelevati campioni di liquido cerebrospinale (CSF) in condizioni normali, dopo una notte con diverse interruzioni di sonno (disturbato con un segnale acustico durante le fasi di sonno profondo) e dopo un’intera settimana in cui si interferiva con le fasi di sonno profondo.

Dopo una sola notte di alterazione del sonno a onde lente si rilevava un aumento di beta-amiloide del 10% e, quando la perturbazione del sonno si protraeva per più giorni, si osservava anche un incremento della proteina tau.

Inoltre, a conferma della relazione fra proteine presenti nel CSF e qualità del sonno, c’è un ulteriore dato: analizzando le informazioni emergeva una correlazione tra grado di interferenza col sonno profondo e il livello di beta-amiloide al mattino seguente, cioè tanto più era disturbato il sonno a onde lente e tanto più aumentava la concentrazione della proteina nel CSF.

Gli autori ritengono quindi che un’alterazione protratta del sonno profondo possa rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo di sintomi della demenza di Alzheimer; un’altra ipotesi avanzata dagli stessi è che interventi che promuovano una migliore qualità del sonno potrebbero abbassare il rischio di sviluppare questa malattia. Tali possibilità necessitano però di ulteriori studi.

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