Sin dai primi anni di internet, alcune nazioni (in particolare USA, Canada e Australia) hanno intuito l’importanza della telemedicina per colmare le grandi distanze – soprattutto per pazienti a ridotta capacità motoria – e abbattere i costi. Negli ultimi anni, inoltre, si è visto come sia possibile migliorare delle performance relative al linguaggio anche diversi anni dopo l’evento, nonostante di solito le prese in carico siano limitate nel tempo. L’arrivo dei tablet – come già discusso in altri articoli – è stato un altro fattore di spinta verso l’adozione delle nuove tecnologie nel trattamento dell’afasia.

Un articolorecente di Kurland, Liu e Stokes (2018), disponibile gratuitamente qui, descrive in modo dettagliato lo svolgimento e gli esiti di un percorso di sei mesi in cui sono stati usati diversi strumenti su tablet per l’autosomministrazione giornaliera di diverse attività relative al linguaggio (Home Practice) unito a un monitoraggio settimanale attraverso videochat.

Obiettivi

  • Verificare l’efficacia di questa attività nel mantenimento a lungo termine delle parole acquisite
  • Verificare la possibilità di un uso autonomo di queste tecnologie da parte della persona con afasia
  • Comprendere quali variabili possano avere un ruolo positivo in questo tipo di percorso

L’articolo illustra in modo molto chiaro e dettagliato come sono stati pensati e costruiti i materiali utilizzati

Lo studio

21 soggetti (47.3-81 anni) hanno ricevuto 2 settimane di trattamento logopedico classico. Successivamente sono stati effettuati sei mesi di pratica a casa con 40 stimoli precedentemente trattati e 40 non precedentemente trattati. Per ciascuno dei due gruppi di stimoli, la metà delle immagini era stata usata in trattamento, mentre l’altra metà era nuova. Per la strutturazione dei materiali vi rimandiamo alle pagine 1143-1144 dell’articolo, in quanto si tratta di uno dei (pochi) casi in cui la strutturazione e la costruzione del materiale viene spiegata nei minimi particolari. Ogni settimana, la persona afasica si collegava in videochat con il/la logopedista per commentare l’andamento del percorso.

Risultati

  • L’esercizio autonomo a casa migliora il mantenimento delle parole acquisite in terapia? Durante i sei mesi, tutti i gruppi hanno tratto beneficio dall’esposizione continua agli stimoli. Tuttavia, come già ampiamente confermato in letteratura, nella valutazione al termine dei sei mesi  quadri più gravi hanno mostrato un ritorno ai livelli precedenti alla fine del trattamento classico, se non più bassi. I quadri più lievi, invece, hanno mostrato un miglioramento anche alla fine del periodo di allenamento. Tuttavia, a distanza di 4 mesi dalla fine della pratica domiciliare, nessun gruppo ha mostrato un mantenimento significativo.
  • Il numero di stimoli non trattati e acquisiti è stato significativamente alto, indipendentemente dalla severità del quadro, durante il periodo di allenamento. Dopo 4 mesi, solo i quadri più gravi hanno mantenuto un numero significativo di parole.

Limiti

  • Assenza di un gruppo di controllo
  • Campione molto limitato che impedisce di identificare il peso di alcune variabili (la minor dimestichezza con il tablet, la compresenza di aprassia, ecc.)

Conclusioni

Uno studio ben dettagliato che aggiunge un altro tassello alle conoscenze che abbiamo sul rapporto tra tablet e afasia. L’avanzare della tecnologia e – purtroppo – la diminuzione delle risorse a disposizione rendono sempre più necessario l’utilizzo di strategie per favorire l’esercizio in autonomia sotto monitoraggio periodico a distanza, soprattutto considerando la natura “use it or lose it” di molte capacità colpite dall’afasia.

Limiti

  • Assenza di un gruppo di controllo
  • Campione molto limitato che impedisce di identificare il peso di alcune variabili (la minor dimestichezza con il tablet, la compresenza di aprassia, ecc.)

Bibliografia

Kurland, J., Liu, A., & Stokes, P. (2018). Effects of a Tablet-Based Home Practice Program With Telepractice on Treatment Outcomes in Chronic AphasiaJ Speech Lang Hear Res, 61(5), 1140-1156. doi: 10.1044/2018_JSLHR-L-17-0277.

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