Si discute da molto tempo sulla possibile efficacia dei training di memoria di lavoro in vari ambiti (dislessia, ADHD, persone con cerebrolesione acquisita, malattie neurodegenerative e soggetti sani) e il dibattito, portato avanti a suon di esperimenti, review e meta-analisi, non sembra ancora interrompersi.
In questo contesto si inserisce un’interessante ricerca condotta in Brasile da Brums[1] e colleghi su persone anziane sane.

La ricerca

I ricercatori hanno deciso di testare gli effetti di un brevissimo training di memoria di lavoro (3 sessioni) e di confrontarlo con lo stesso training ma di durata maggiore (6 sessioni), pur rimanendo estremamente breve.

Sono stati selezionati due gruppi di volontari reclutati da un’università della terza età di San Paolo del Brasile. Ciascun gruppo è stato a sua volta suddiviso in due sottogruppi: uno veniva sottoposto al training di memoria di lavoro, l’altro aveva la funzione di gruppo di controllo (impegnato cioè in attività diverse rispetto a quelle del gruppo sperimentale).

Tutti i soggetti venivano valutati su diversi aspetti cognitivi prima del training, immediatamente dopo e a distanza di 6 mesi per valutare il mantenimento degli effetti. La valutazione cognitiva, incentrata era così composta:

  • Test di memoria di lavoro: Riordinamento di Lettere e Numeri, Memoria di Cifre Diretta, Memoria di Cifre Inversa, Span di Corsi Diretto e Span di Corsi Inverso.
  • Test di velocità di elaborazione: Ricerca di Simboli.
  • Test di funzioni esecutive: Fluenze Categoriali e Test di Stroop.
  • Test di intelligenza fluida: Matrici Progressive.

L’idea era quella di vedere gli effetti del training di memoria di lavoro sia sulla memoria di lavoro stessa che su altre abilità non direttamente allenate (funzioni esecutive, velocità di elaborazione e ragionamento).

I risultati

Il gruppo sottoposto alla versione breve del training di memoria di lavoro ha avuto incrementi nelle performance misurate nei test di memoria di lavoro e in una prova di funzioni esecutive (Fluenze Semantiche) e tali miglioramenti si sono mantenuti anche a distanza di 6 mesi; il gruppo di controllo invece non ha mostrato alcun miglioramento in nessuno dei test utilizzati.

Riguardo al gruppo sottoposto alla versione allungata del training gli effetti sono stati più estesi, evidenziandosi in tutti i test somministrati (memoria di lavoro, velocità di elaborazione, funzioni esecutive e intelligenza), e si sono mantenuti anche a distanza di 6 mesi; anche in questo caso, invece, il gruppo di controllo, quello cioè sottoposto ad attività differenti rispetto al training di memoria di lavoro, non ha avuto incrementi in nessuno dei test somministrati.

Conclusioni

Un training di memoria di lavoro molto breve, fatto soltanto da 3 – 6 sessioni da 30 – 40 minuti ciascuna, sembra produrre risultati interessanti che si generalizzano al di là della memoria di lavoro stessa. Sarebbe comunque auspicabile che ricerche come queste si focalizzassero anche sulla possibile generalizzazione degli effetti dei training nella vita quotidiana al di là dei test neuropsicologici.

Alcune nostre proposte

Pur non ricalcando esattamente il protocollo descritto nella ricerca di cui abbiamo parlato, sul nostro sito sono presenti diversi programmi computerizzati pensati per allenare la memoria di lavoro e basati anche su evidenze di ricerca derivanti da altri studi. Tra questi ci sono alcune varianti altamente personalizzabili del PASAT, dell’N-Back e degli span, sia verbali che visivi e visuo-spaziali. Vi consigliamo allora di andare nell’apposita sezione del Game Center per vederli tutti.

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