Nonostante il progresso della scienza medica, l’ictus resta ancora una delle cause principali di morte e disabilità nella popolazione. Secondo le statistiche, il 30% delle persone che hanno subito un ictus, a distanza di 4 anni, risulta ancora compromesso cognitivamente. Una valutazione neuropsicologica, quindi, è fondamentale per comprendere lo stato attuale delle funzioni cognitive del paziente, per prevedere le sue possibilità di reinserimento nel contesto quotidiano, per pianificare un intervento riabilitativo e, infine, per controllare l’evoluzione del paziente stesso.

Fin qui era già tutto noto.

La scoperta interessante riguarda invece un’insolita utilità che potrebbe avere un test neuropsicologico comunemente usato nelle valutazioni cognitive. Un gruppo di ricercatori ha analizzato un ampio gruppo di persone tra i 65 e i 75 anni sottoponendolo a due test: il Mini Mental State Examination (MMSE) e il Trail Making Test (TMT). Questo gruppo è stato monitorato per 14 anni, durante i quali un parte di queste persone ha avuto un ictus. La cosa sorprendente è stata che le persone che in precedenza avevano ottenuto bassi punteggi al TMT avevano una probabilità 3 volte maggiore di morire dopo l’ictus.

Non si sa ancora su cosa si basi questo potere predittivo del TMT ma i ricercatori ipotizzano che una bassa performance in questo test rifletta difficoltà cognitive dipendenti da una patologia vascolare ancora silente.
In conclusione il TMT potrebbe rivelarsi un valido ausilio per fornire maggiori informazioni al paziente, tenendo conto anche della sua ampia diffusione e rapidità di utilizzo.

Riferimenti bibliografici

Wilber, B., Kilander, L., Sundstrom, J., Byberg, L., & Lind, L. (2012). The relationship between executive dysfunction and post-stroke mortality: a population-based cohort study. Neurology. 2: 3.

World Health Organization, (1980). International classification of impairments, disabilities and handicaps. World Health Organization, Geneva.

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