Molte prove di denominazione e di narrazione [1] utilizzano le immagini come supporto per elicitare la produzione di parole e frasi. Altri test utilizzano degli oggetti fisici. Come mai? Le teorie più accreditate sull’elaborazione del linguaggio concordano sull’esistenza di un unico centro semantico (sarebbe, infatti, poco economico pensare che ci sia un centro semantico per le immagini che vediamo e un altro per le parole che sentiamo), ma al tempo stesso non ritengono che i diversi canali di input vi accedano con la stessa facilità.

 

Per alcuni può sembrare banale, ad esempio, che l’immagine di un martello possa garantire un accesso più rapido alle caratteristiche del martello rispetto alla parola “martello” (essendo quest’ultima, come tutte le parole della nostra lingua, arbitraria); tuttavia, potremmo essere portati a pensare che sia l’immagine del martello sia la parola “martello” siano soltanto dei punti di accesso all’idea del martello, e che quindi indipendentemente dal canale, le caratteristiche semantiche vengano attivate solo dall’idea del martello. Alcuni studi, fra cui quello storico di Potter del 1975 [2] hanno dimostrato che non è così, e lo hanno fatto mostrando tempi di denominazione diversi a seconda del diverso canale utilizzato.

 

Se, infatti, dal secondo anno di scuola primaria in poi, la lettura di una parola è più rapida della denominazione della sua immagine, è anche vero che l’attribuzione di un elemento (ad esempio, un tavolo) ad una categoria, è più rapido quando l’oggetto è presentato come immagine e non come parola scritta. Molti autori parlano in questo senso di accesso privilegiato (collegamento diretto tra lo stimolo e il significato) e relazione privilegiata (collegamento tra gli aspetti strutturali dello stimolo e le proprietà semantiche collegate alla sua azione) degli oggetti – e delle immagini – rispetto alle caratteristiche semantiche.


 

Quali sono gli accessi privilegiati sui quali abbiamo le maggiori evidenze?

  1. Gli oggetti hanno un accesso privilegiato alla memoria semantica rispetto alle parole [2]
  2. Le parole hanno un accesso privilegiato alle caratteristiche fonologiche rispetto alle immagini [2]
  3. In particolare, tra tutti gli aspetti semantici, gli oggetti hanno un accesso privilegiato all’azione da eseguire [3]

 

Negli anni più recenti, con l’affermarsi delle teorie “embodied” (cfr., tra gli altri, Damasio) sono stati effettuati degli esperimenti più raffinati sulla attivazione semantica relativa agli oggetti che utilizziamo. In uno studio recentissimo [4] è stato chiesto a delle persone di rispondere (muovendo una levetta avanti o indietro) dopo aver osservato delle immagini, decidendo se:

  • Esperimento A: l’oggetto si utilizzava verso il corpo (es: spazzolino) o lontano da esso (es: martello)
  • Esperimento B: l’oggetto era fatto a mano o era naturale

 

Gli autori sono andati a osservare l’effetto congruenza, ovvero se i partecipanti erano più rapidi a rispondere quando c’era una congruenza tra il tipo di oggetto e il movimento della levetta (es: spazzolino, ovvero oggetto da usare su di me – levetta verso il basso). Se, nel primo caso, la presenza dell’effetto congruenza era quasi scontato, è stato interessante notare che, anche nell’esperimento B, dove la domanda non era relativa all’utilizzo verso di sé o lontano da sé, l’effetto congruenza si è verificato comunque. In un certo senso, l’immagine dell’oggetto “attiva” in modo latente l’azione anche se la domanda che ci viene posta non è relativa al suo utilizzo.

 

L’accesso privilegiato, dunque, sembra essere un fenomeno che non riguarda solo le caratteristiche visive dell’oggetto, ma anche la nostra corporeità e il nostro modo di interagire con esso.

Bibliografia

 

[1] Andrea Marini , Sara Andreetta , Silvana del Tin & Sergio Carlomagno (2011), A multi-level approach to the analysis of narrative language in aphasia, Aphasiology, 25:11,

 

[2] Potter, M. C., Faulconer, B. (1975). Time to understand pictures and words.Nature,253, 437–438.

 

[3] Chainay, H., Humphreys, G.W. Privileged access to action for objects relative to words. Psychonomic Bulletin & Review 9, 348–355 (2002). 

 

[4] Scotto di Tella G, Ruotolo F, Ruggiero G, Iachini T, Bartolo A. Towards and away from the body: The relevance of the direction of use in the coding of object-related actions. Quarterly Journal of Experimental Psychology. 2021;74(7):1225-1233.

 

 

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