La maggior parte degli interventi sul linguaggio in età evolutiva si rivolge alla fascia prescolare o, al massimo, ai primi anni di scolarizzazione. Molti meno, invece, sono gli studi che riguardano il potenziamento del linguaggio in età adolescenziale.

Nel 2017, una revisione sistematica di Lowe e colleghi [1] hanno confrontato diversi studi sul potenziamento del vocabolario espressivo negli adolescenti che proponevano:

  • un approccio semantico
  • un confronto tra approccio fonologico e semantico
  • un approccio semantico unito all’approccio fonologico

Nonostante il ridotto numero degli studi (13), la qualità generalmente non elevata e l’eterogeneità degli interventi e dei sistemi di misurazione, gli autori sono comunque arrivati a conclusioni (parziali) interessanti.




Interventi di tipo semantico

I risultati di questo tipo di intervento sono limitati. Solo uno studio dei quattro presi in considerazione [1] ha portato a miglioramenti significativi. Il trattamento proposto nello studio in questione (un trial clinico controllato e randomizzato su 54 ragazzi tra i 10 e i 15,3 anni) si è articolato su:

  • categorizzazione di parole attraverso mappe mentali
  • uso di sinonimi, contrari, parole polisemiche e definizioni

Il trattamento è durato 6 settimane, con 2 sessioni da 50 minuti a settimana. Il gruppo di controllo ha ricevuto un trattamento basato più su aspetti narrativi (struttura della storia, narrazione di storie e comprensione con inferenze). Entrambi i gruppi, alla fine, hanno mostrato miglioramenti significativi e parziali generalizzazioni a parole non allenate.

Confronto tra interventi semantici e fonologici

Due studi hanno messo a confronto l’intervento di tipo fonologico e quello di tipo semantico per il miglioramento del vocabolario espressivo.




Lo studio di Hyde Wright e colleghi [2], effettuato su 30 bambini di età tra gli 8 e i 14 anni per un periodo di 5 settimane (3 volte a settimana), ha confrontato:

  • interventi fonologici: presentazione dello stimolo seguita da domande di tipo fonologico (es: è una parola lunga o corta?)
  • interventi semantici: presentazione dello stimolo seguita da domande di tipo semantico (es: puoi descrivere questa immagine?)
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Secondo questo studio, l’intervento di tipo semantico si è rivelato più efficace nella generalizzazione a parole non allenate (tuttavia, la durata delle sessioni di trattamento semantico duravano circa il doppio rispetto a quelle del trattamento fonologico).

In uno studio dal disegno molto simile, Bragard e colleghi [3] hanno riscontrato che:

  • i bambini con difficoltà fonologiche rispondevano meglio al trattamento di tipo semantico
  • i bambini con difficoltà di tipo semantico rispondevano meglio al trattamento di tipo fonologico

Interventi fonologici e semantici combinati

I sette studi esaminati, a parte alcune differenze specifiche (trattamento individuale o in piccolo gruppo), mostrano tutti miglioramenti significativi.

L’approccio utilizzato è generalmente quello della creazione di mappe mentali e di poster con le nuove parole apprese; l’intervento fonologico è descritto in pochi studi, ma spesso riguarda attività come le tombole con indizi fonologici relativi alle nuove parole apprese.

La durata degli interventi varia tra le 6 e le 10 settimane con incontri da 30 a 60 minuti per una, due o tre volte a settimana.

Interventi fonologici e semantici combinati

Nonostante il numero ridotto di studi (e la loro qualità complessiva) è stato possibile per gli autori concludere:

  • un intervento sul linguaggio espressivo anche in età adolescenziale può portare a miglioramenti significativi
  • un approccio combinato fonologico-semantico sembra essere preferibile ad approcci solo fonologici o semantici

[1] Lowe H, Henry L, Müller LM, Joffe VL. Vocabulary intervention for adolescents with language disorder: a systematic review. Int J Lang Commun Disord. 2018;53(2):199-217.

[2] JOFFE, V. L., 2006, Enhancing language and communication in language-impaired secondary school-aged children. In J. Clegg and J. Ginsborg (eds), Language and Social Disadvantage: Theory into Practice (Chichester: Wiley), pp. 207–216.

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[3] HYDE WRIGHT, S., GORRIE, B., HAYNES, C. and SHIPMAN, A., 1993, What’s in a name? Comparative therapy for word-finding impairment using semantic and phonological approaches. Child JLanguage Teaching and Therapy, 9, 214–229.

[4] BRAGARD, A., SCHELSTRAETE, M.-A., SNYERS, P. and JAMES, D. G. H., 2012, Word-finding intervention for children with specific language impairment: a multiple single-case study. Language, Speech and Hearing Services in Schools, 43(2), 222–232.

Logopedista Antonio Milanese
Logopedista e programmatore informatico con un interesse particolare per gli apprendimenti. Ho realizzato diverse app e web-app e tenuto corsi sul rapporto tra logopedia e nuove tecnologie.

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