Anni fa avevamo parlato di come le funzioni esecutive fossero in relazione anche alle prestazioni sportive dei calciatori.

Uno studio più recente[1] sembra confermare i dati precedentemente pubblicati. In particolare, i ricercatori hanno sottoposto un gruppo di calciatori di alto livello (di età compresa fra i 12 e i 34 anni di età) a test per l’attenzione selettiva, l’inibizione, la memoria di lavoro e la flessibilità cognitiva; contemporaneamente, hanno fatto valutare gli stessi atleti dai rispettivi allenatori relativamente alla loro cosiddetta intelligenza calcistica; inoltre, di ogni giocatore è stato registrato il numero di minuti giocati durante la stagione giocata.

L’obiettivo di tutto ciò era osservare se le funzioni esecutive, l’intelligenza calcistica e il numero di minuti giocati sarebbero risultate correlate (vedi “correlazione” nel nostro glossario).


I RISULTATI

Quello che hanno osservato i ricercatori è stata l’effettiva presenza di correlazioni significative tra le funzioni esecutive esaminate (in particolare, memoria di lavoro e flessibilità cognitiva), l’intelligenza calcistica e i minuti effettivamente giocati durante la stagione agonistica.
Detto in altri termini, al crescere dei punteggi nei test per le funzioni esecutive aumentava l’intelligenza calcistica (stimata dagli allenatori) e il tempo trascorso in campo.
Detto in un altro modo ancora, più erano alte le funzioni esecutive e più era alta la probabilità di essere scelti dai propri allenatori per giocare e di essere reputati calcisticamente intelligenti da questi ultimi.

Solitamente le ricerche si concentrano sull’associazione tra funzioni esecutive e rendimento scolastico; questo studio, tuttavia, mette in luce come le funzioni esecutive entrino in gioco in maniera trasversale in molti contesti di vita, come anche lo sport.

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