Che cos'è la consapevolezza fonologica

La consapevolezza fonologica è la capacità di riflettere su- e manipolare la struttura dei suoni delle parole. È considerato uno dei predittori più importanti dell’abilità di lettura e si ritiene che questo legame sia più stretto nelle lingue con ortografia opaca.

Lo studio

Uno studio di Knopp-van Campen e colleghi [1] avanza l’ipotesi secondo la quale il rapporto tra memoria di lavoro e lettura sarebbe mediato dalla consapevolezza fonologica: il deficit di memoria di lavoro causerebbe dunque la difficoltà nello svolgimento di compiti di consapevolezza fonologica e, questo, a cascata, causerebbe una lettura meno efficace.

Tuttavia, si ritiene che la consapevolezza fonologica sia importante nei primissimi anni degli apprendimenti della lettoscrittura, ma che poi raggiunga un “effetto tetto” (molto rapidamente nei normolettori, più lentamente, ma comunque entro la fine della scuola primaria, nei dislessici). Ma le cose stanno davvero così?

Obiettivi dello studio:

  • Indagare la relazione tra consapevolezza fonologica e la lettura di parole alla fine della scuola primaria
  • Comprendere se e come la memoria di lavoro vada a influenzare la lettura di parole

Per rispondere al primo punto, sono state somministrate a 663 bambini di quinta elementare prove di consapevolezza fonologica e di lettura. Per rispondere al secondo, un sottogruppo di 50 bambini con dislessia ha svolto delle ulteriori prove di memoria di lavoro.

Strumenti utilizzati

  • Memoria di lavoro: digit span inverso
  • Consapevolezza fonologica: cancellazione di fonema e spoonerismi
  • Lettura: three-minute-test (tre carte con parole sempre più complesse, lo scopo è leggerne il maggior numero in un minuto per carta)

I risultati

I risultati hanno smentito la prima ipotesi: anche nei bambini più grandi, la consapevolezza fonologica sembra correlare con la lettura allo stesso modo sia nei normolettori che nei dislessici. I risultati degli studi precedenti erano influenzati probabilmente dal fatto che non venivano utilizzate, per i bambini più grandi, prove abbastanza complesse da richiedere una ri-attivazione delle capacità fonologiche.

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Per quanto riguarda il secondo punto, nei bambini dislessici la memoria di lavoro sembra avere un effetto indiretto sull’efficacia della lettura con la mediazione della consapevolezza fonologica. In particolare, nei bambini dislessici che non riescono ad accedere all’automatizzazione, e dunque continuano a svolgere compiti di decodifica anche su parole note, la memoria di lavoro viene costantemente richiamata.

Conclusioni

Come abbiamo evidenziato in altri articoli, la memoria di lavoro (in particolare quella verbale) è uno dei fattori che più influenza la lettura, anche in età adulta.

Solitamente si pensava che le prove di competenza fonologica, pur con un certo ritardo di tempo, arrivassero a saturarsi anche nei bambini con disturbo di apprendimento.

In questo studio, al contrario, si è evidenziato come la scelta di stimoli più complessi possa aiutare a rintracciare differenze significative di prestazioni anche alla fine della scuola primaria. Un limite di questo studio, in relazione al secondo punto, è il non aver indagato il rapporto tra memoria di lavoro, consapevolezza fonologica e lettura anche nei normolettori, poiché anche la comprensione dei meccanismi fisiologici della lettura può aiutare a comprendere di più la natura delle difficoltà.

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