Le difficoltà di recupero lessicale (o anomie) sono fra i problemi più comuni nelle persone con afasia. I problemi di denominazione sono generalmente associati a una serie di produzioni errate, tra cui parafasie semantiche (es. maiale per mucca), parafasie fonologiche (trin per treno), latenze di produzione eccezionalmente lunghe, circonlocuzioni e mancate risposte (omissioni) [1]. Gli individui affetti da afasia mostrano però profili cognitivo-linguistici molto diversi fra loro, e ciò può influenzare i risultati del trattamento logopedico. Piccole variazioni nella somministrazione della terapia che sono comuni al trattamento dell’afasia possono avere una profonda influenza sul modo in cui l’apprendimento si svolge e sul modo in cui le informazioni vengono conservate [2].  Per ottimizzare la riabilitazione del linguaggio, è dunque importante comprendere se alcuni metodi terapeutici specifici esercitano un cambiamento maggiore su un processo danneggiato [2].

Il trattamento delle anomie più classico è quello basato sull’errore (errorful learning; EF). In questo approccio, il paziente viene incoraggiato a denominare gli stimoli per tentativi ed errori. Nella maggior parte dei casi, viene mostrata l’immagine di un oggetto e viene chiesto loro di nominarlo, utilizzando una gerarchia di aiuti, che può includere una definizione della parola, uno spunto per il completamento di una frase, il primo suono/lettera della parola. Alcuni autori sostengono però che la produzione di una risposta errata si auto-rinforzi, rendendo più probabile che la risposta errata venga data in occasioni successive [3]. Infatti, i pazienti potrebbero non riuscire a superare i loro errori (nonostante ricevano un feedback), perché potrebbero non essere sempre in grado di ricordare il contesto in cui la risposta è stata data in precedenza (ad es. se la risposta era corretta o meno o se era stata data dal paziente o dalla/dal logopedista) [4].

Basandosi su queste premesse, è stato proposto un approccio terapeutico alternativo, ovvero l’apprendimento senza errori (errorless learning; EL). La caratteristica principale di questo approccio è che ai pazienti viene insegnata una nuova informazione (o un’informazione persa) fornendo loro la risposta corretta dall’inizio [4]. Un’immagine da denominare viene dunque presentata contemporaneamente alla parola corrispondente, in modo da prevenire i tentativi di recupero della parola dalla memoria lessicale a lungo termine, rafforzando al contempo la sua associazione con lo stimolo appropriato [5]. Nei trattamenti tradizionali EF, i tentativi di recupero sono dunque in primo piano e rappresentano di per sé un processo di apprendimento [1]. Al contrario, nei trattamenti EL l’eliminazione degli errori è invece prioritaria e viene sostenuta da un’esposizione ripetuta agli stimoli e dalla ripetizione orale delle parole [6].

Nonostante il metodo EL possa sembrare a prima vista più promettente, una recente scoping review mostra come la maggior parte degli studi condotti finora presenta risultati comparabili tra le condizioni EL e EF nelle rilevazioni della baseline post-trattamento e di follow-up [7, 8, 9, 10, 11, 12, 13].

Al contempo, alcuni studi hanno mostrano un vantaggio del metodo di errorful learning [14, 15] o del metodo di errorless learning [4, 16] in condizioni diverse da quelle del test. Alcuni singoli partecipanti hanno inoltre mostrato un vantaggio significativo per il trattamento EF  [12, 13] o EL[16]. Questi risultati contrastanti non sono dunque sufficienti a determinare se un metodo di trattamento sia superiore all’altro. La revisione di questi studi ha mostrato però altri spunti interessanti per quanto riguarda il trattamento EF.

Innanzitutto, è stato riscontrato che il feedback gioca un ruolo fondamentale nell’approccio di errorful learning. McKissock e colleghi hanno osservato una maggiore efficacia del trattamento EF con feedback correttivo e informativo esplicito rispetto ad un trattamento EF senza feedback [4]. Inoltre, la maggior parte degli studi nei quali è stato fornito un feedback implicito nella condizione EF ha portato ai vantaggi più consistenti di EF rispetto a EL a livello di singolo soggetto [12, 13, 14, 15]. Risulta inoltre chiaro che l’assenza del feedback limita le opportunità di recupero dei nomi durante il trattamento [6]. Tre studi analizzati (Conroy et al., 2009a; Lacey et al., 2004; Lacey, 2010) hanno inoltre identificato lo sforzo come elemento essenziale per l’EF. Lo sforzo può essere determinato dalle richieste intrinseche del compito e/o dall’impegno del cliente [4, 9]. La ricerca suggerisce che le terapie che promuovono lo sforzo di denominazione forniscono un impegno più attivo nel processo di trattamento, con conseguente miglioramento dell’attenzione e della codifica della memoria [13].

In conclusione, sia l’errorless che l’errorful learning possono portare a miglioramenti nelle abilità di denominazione nei soggetti afasici. In assenza di prove solide che attestino la superiorità di un metodo rispetto all’altro, è dunque consigliabile considerare i profili cognitivo-linguistici individuali dei pazienti per guidare la selezione del trattamento più indicato per loro.

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Bibliografia

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[2] Nunn, K., Vallila-Rohter, S., & Middleton, E. L. (2023). Errorless, Errorful, and Retrieval Practice for Naming Treatment in Aphasia: A Scoping Review of Learning Mechanisms and Treatment Ingredients. Journal of Speech, Language, and Hearing Research66(2), 668-687.

[3] Baddeley, A., & Wilson, B. A. (1994). When implicit learning fails: Amnesia and the problem of error elimination. Neuropsychologia32(1), 53-68.

[4] Mckissock, S., & Ward, J. (2007). Do errors matter? Errorless and errorful learning in anomic picture naming. Neuropsychological Rehabilitation17(3), 355-373.

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[12] Fillingham, J., Sage, K., & Lambon Ralph, M . A. (2006). The treatment of anomia using errorless learning. Neuropsychological Rehabilitation, 16(2), 129–154. https://doi.org/10.1080/09602010443000254

[13] Lacey, E. (2010). Generalization and maintenance in aphasia rehabilitation [Dissertation]. Georgetown University.

[14] Lacey, E., Glezer, L., Lott, S., & Friedman, R. (2004). The role of effort in errorless and errorful learning. Brain and Language, 91(1), 189–190. https://doi.org/10.1016/j.bandl.2004.06.097

[15] Abel, S., Schultz, A., Radermacher, I., Willmes, K ., & Huber, W. (2005). Decreasing and increasing cues in naming therapy for aphasia. Aphasiology, 19(9), 831–848. https://doi.org/10.1080/02687030500268902 637

[16] Conroy, P., Sage, K., & Lambon Ralph, M. A. (2009b). Errorless and errorful therapy for verb and noun naming in aphasia. Aphasiology, 23(11), 1311–1337. 698 https://doi.org/10.1080/02687030902756439 699