Ogni anno nel mondo vengono diagnosticati 7,7 milioni di nuovi casi di Alzheimer (che rappresentano il 70% del totale delle demenze). Con una popolazione over 60 che raddoppierà, secondo le stime, tra il 2000 e il 2050 arriverà a raddoppiare, diventa fondamentale trovare strumenti e attività che possano prevenire l’insorgenza di questa malattia.

Dal punto di vista terminologico, possiamo distinguere tra:

  • Prevenzione: trattamenti e attività per gli individui che ancora non hanno (o non hanno manifestato) la malattia
  • Diagnosi precoce: metodi per individuare la malattia nella sua fase iniziale (in genere una diagnosi precoce migliora la prognosi)
  • Fattori protettivi: un aspetto del comportamento o dell’ambiente in grado di prevenire o mitigare una condizione relativa alla salute.

Lo studio

Lillo-Crespo e colleghi (2020) [1] hanno effettuato una revisione (scoping review) di 21 articoli partendo dalla seguente domanda:


Può il gioco degli scacchi migliorare le capacità cognitive della popolazione anziana con diagnosi di Alzheimer/demenza (o almeno ritardare la sua insorgenza)?

I risultati si possono sintetizzare così: nonostante le evidenze siano assenti sulla scelta di un’attività rispetto a un’altra, è ragionevole considerare che attività come gli scacchi possano svolgere un ruolo preventivo nei confronti della demenza; più difficile sembra identificarne il ruolo protettivo; inoltre, attività specifiche possono essere più “accettate” rispetto ad attività generiche come ad esempio gli scacchi.

Mancano ancora studi in grado di indagare la possibilità che giocare a scacchi da giovani possa portare benefici in età avanzata, o studi in grado di identificare i benefici degli scacchi rispetto al tipo di demenza. Insomma, molto deve essere ancora studiato e ricercato in questi ambiti: quel che è certo è che giocare a scacchi è un ottimo passatempo per tenere allenata la mente, e internet ha anche dato la possibilità di giocare con dei pari livello a chi precedentemente non poteva per questioni di tempo o di distanza.

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Memoria episodica declino cognitivo