Da molto tempo ormai siamo abituati a sentir parlare quotidianamente (e giustamente) di COVID-19, dei problemi respiratori che può causare, fino ai tristemente noti decessi.

Sebbene i problemi più comuni riguardino principalmente febbre, tosse e difficoltà nel respiro, c’è un aspetto poco citato ma per il quale iniziano a esserci parecchie ricerche: i deficit cognitivi.

La presenza, infatti, di anosmia (perdita dell’olfatto) e ageusia (perdita del gusto) ha posto l’attenzione sulla possibilità che la malattia interessi direttamente o indirettamente anche il sistema nervoso centrale.

Data, come già detto, l’importante presenza di studi che hanno valutato la presenza di deficit cognitive in persone affette da COVID-19, un gruppo di studiosi ha condotto una revisione dell’attuale letteratura sull’argomento per sintetizzare i dati più salienti al momento disponibili[2].

Che cosa ne è emerso?

Sebbene con molti limiti legati all’eterogeneità delle ricerche finora condotte (per esempio, difformità nei test cognitivi utilizzati, diversità dei campioni per caratteristiche cliniche…), nella suddetta review[2] vengono riportati dati interessanti:

  • La percentuale di pazienti con compromissioni anche sul piano cognitivo risulterebbe molto consistente, con una percentuale che varia (in base agli studi effettuati) da un minimo del 15% a un massimo dell’80%.
  • I deficit più frequenti riguarderebbero il dominio attentivo-esecutivo ma sono presenti anche ricerche in cui emerge la possibile presenza anche di deficit mnemonici, linguistici e visuo-spaziali.
  • In linea con preesistenti dati di letteratura[1], ai fini di uno screening cognitivo globale, anche per i pazienti con COVID-19 il MoCA risulterebbe più sensibile rispetto al MMSE.
  • In presenza di COVID-19 (anche con sintomi lievi), la probabilità di avere anche deficit cognitivi aumenterebbe di 18 volte.
  • Anche a distanza di 6 mesi dalla guarigione dal COVID-19, circa il 21% dei pazienti continuerebbe a manifestare deficit cognitivi.

Ma come sono possibili tutti questi deficit?

Nello studio appena riassunto, i ricercatori elencano quattro possibili meccanismi:

  1. Il virus può raggiungere il SNC indirettamente attraverso la barriera ematoencefalica e/o direttamente per trasmissione assonale attraverso i neuroni olfattivi; ciò porterebbe danni neuronali ed encefaliti
  2. Danni ai vasi sanguigni cerebrali e coagulopatie che causano ictus ischemici o emorragici
  3. Eccessive risposte infiammatorie sistemiche, “tempesta di citochine” e disfunzioni degli organi periferici che colpiscono il cervello
  4. Ischemia globale secondaria a insufficienza respiratoria, trattamento respiratorio e cosiddetta sindrome da distress respiratorio acuto

Conclusioni

Il COVID-19 dovrebbe essere preso in seria considerazione anche per i possibili deficit cognitivi che può causare, soprattutto perché questi appaiono molto frequenti e interesserebbero anche persone che hanno avuto forme di malattia con sintomi lievi, tenendo presente, inoltre, l’elevata persistenza delle compromissioni neuropsicologiche precedentemente citate.

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Bibliografia

  1. Ciesielska, N., Sokołowski, R., Mazur, E., Podhorecka, M., Polak-Szabela, A., & Kędziora-Kornatowska, K. (2016). Is the Montreal Cognitive Assessment (MoCA) test better suited than the Mini-Mental State Examination (MMSE) in mild cognitive impairment (MCI) detection among people aged over 60? Meta-analysis. Psychiatr Pol50(5), 1039-1052.
  1. Daroische, R., Hemminghyth, M. S., Eilertsen, T. H., Breitve, M. H., & Chwiszczuk, L. J. (2021). Cognitive impairment after COVID-19-a review on objective test data. Frontiers in Neurology12, 1238.
  2. Del Brutto, O. H., Wu, S., Mera, R. M., Costa, A. F., Recalde, B. Y., & Issa, N. P. (2021). Cognitive decline among individuals with history of mild symptomatic SARS‐CoV‐2 infection: A longitudinal prospective study nested to a population cohort. European Journal of Neurology.