Un ictus è qualcosa che tendiamo ad associare all’età adulta e senile, spesso insieme a fattori di rischio quali il fumo o una dieta inadeguata. Le conseguenze e le implicazioni a lungo termine per i pazienti che subiscono un evento cerebrovascolare sono relativamente noti. Ci attendiamo, infatti, un declino cognitivo [1] o deficit residui che richiedono un’adeguata gestione [2].

C’è comunque una circostanza meno comune ma meritevole di attenzione: l’ictus ischemico pediatrico. Benché si verifichi raramente, si tratta di una delle più importanti cause di danno cerebrale in età giovanile, e comporta una sequela di deficit cognitivi multipli che hanno conseguenze anche sulla resa scolastica in un modo che deve ancora essere adeguatamente compreso.

In ogni caso, molti studi hanno indicato che l’ictus pediatrico può avere una mortalità fino al 40% e comportare deficit neurologici a lungo termine in circa l’80% delle persone che sopravvivono. Questi deficit possono includere il ragionamento verbale e non verbale, la velocità di elaborazione, la lettura e le abilità matematiche, così come le competenze socio-emotive. Complessivamente, queste compromissioni rendono i bambini particolarmente vulnerabili alle difficoltà scolastiche e più probabilmente verrà loro diagnosticata una disabilità dell’apprendimento. [3]

Ovviamente, la gravità di questi deficit dipende da molti fattori, inclusa la localizzazione e l’estensione delle lesioni, così come l’età in cui si presenta l’ictus. Le particolarità del cervello in età evolutiva, tra cui la sua nota plasticità e la sua vulnerabilità, necessitano di essere presi in considerazione.

Un recente studio condotto da Champigny e colleghi [3] ha esaminato il rendimento scolastico di 29 bambini che avevano avuto un ictus e li ha confrontati con un gruppo di 34 bambini della stessa età a sviluppo tipico. I partecipanti alla ricerca, di età compresa fra gli 8 e i 18 anni, sono stati sottoposti a una valutazione neuropsicologica; inoltre, sono stati presi in considerazione i loro voti scolastici e sono state valutate anche le loro difficoltà scolastiche e sociali, almeno sulla base di quanto riportato dai genitori.

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I risultati hanno riportato preoccupazione da parte dei genitori rispetto a possibili deficit di lettura, di espressione verbale, nel problem solving matematico, nella scrittura a mano e nella capacità di ricordare le informazioni.

È anche importante notare che molti dei pazienti ricevevano qualche forma di assistenza nello studio, come piani educativi individualizzati, supporto, aiuto aggiuntivo o anche l’accesso a tecnologie assistive (tramite computer e tablet). I bambini nel gruppo post-ictus, inoltre, avevano più probabilità di ricevere diagnosi di disturbi dell’apprendimento (41%).

Rispetto alla valutazione neuropsicologica, i bambini con una storia di ictus mostravano un rallentamento nel processare le informazioni e una minore capacità di ragionamento verbale, seppur senza importanti compromissioni nel ragionamento non verbale.

Per quanto riguarda gli apprendimenti scolastici (lettura, comprensione di frasi, scrittura e matematica) i ricercatori hanno evidenziato che i soggetti con ictus ottenevano punteggi significativamente inferiori rispetto ai loro compagni. Ulteriori analisi mostravano che questi deficit non erano connessi alla localizzazione emisferica della lesione (destra o sinistra).

Sorprendentemente, seppur in difficoltà negli apprendimenti scolastici, i bambini post-ictus ricevevano voti simili a quelli dei pari età, anche se questo potrebbe dipendere anche dal loro curriculum personalizzato.

In conclusione, questi risultati ci pongono di fronte agli effetti che l’ictus in età pediatrica potrebbe avere in ambito scolastico, benché ciò potrebbe non apparire immediatamente evidente dai voti ottenuti.

Malgrado le limitazioni della ricerca – ad esempio, la ridotta grandezza del campione – vengono fornite interessanti informazioni per studi futuri. Alcuni interrogativi meritano quindi di trovare spazio in successive ricerche, per esempio, in quali situazioni si trovano i bambini dopo un ictus se vivono in contesti più arretrati, dove i piani di supporto personalizzato e le tecnologie assistive non sono disponibili?

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Sono quindi necessari studi sistematici su larga scala per indagare in maniera più accurata l’impatto dell’ictus pediatrico sugli apprendimenti e su come gestire le difficoltà che ne derivano.

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