Ho un nuovo paziente afasico, ho fatto la valutazione (o qualcun altro l’ha fatta) e devo scegliere il tipo di trattamento da applicare. Come faccio? Già nel 2010 la Cochrane Review ha stabilito che, se da un lato è innegabile l’efficacia dell’intervento logopedico rispetto al non intervento, dall’altro non è ancora possibile stabilire quale intervento sia più efficace.

La scelta del metodo da utilizzare è resa più difficile dal fatto che esistono trattamenti basati su principi opposti, ognuno con le sue evidenze di efficacia. Ecco alcuni esempi:

Permettere o no l’utilizzo dei gesti?


Gli approcci cosiddetti multimodali incoraggiano l’utilizzo del gesto sia come cue per stimolare il recupero della parola, sia come mezzo di comunicazione compensativo. Sul versante estremamente opposto, i sostenitori della “teoria del non-uso” affermano che l’utilizzo di strategie alternative al parlato ostacola il recupero delle competenze linguistiche verbali; in questo caso vengono proposte terapie che non ammettono altri canali se non quello verbale, come nel caso della terapia CIAT.

Immagini o parole?

Forse uno degli approcci più conosciuti, la Semantic Feature Analysis, fa largo uso di immagini allo scopo di elicitare il recupero e la denominazione. Anche in questo caso non mancano gli esempi opposti: il VNeST (approccio per la costruzione della frase basato principalmente sul verbo), ad esempio, è basato interamente sul testo scritto. Se i puristi del testo scritto vedono nelle immagini un modo per “aggirare” la denominazione associandola in modo pavloviano alla visualizzazione di un’immagine, dall’altro i sostenitori delle figure evidenziano come un approccio puramente testuale richieda lettura e scrittura almeno in parte preservate, cosa che spesso non avviene.

Semplice o complesso?

Secondo il modello connessionista le rappresentazioni fonologiche sono il punto di incontro tra i domini uditivo, motorio-articolatorio, ortografico e concettuale-semantico. Kendall (2008) ad esempio, afferma la centralità del recupero delle sequenze fonologiche nel percorso riabilitativo. Anche in questo caso esiste l’altra campana. Un esempio è il TUF (Treatment of Underlying Forms) di Thompson e Shapiro (2005), secondo il quale il trattamento delle strutture più complesse può, a cascata, portare a una generalizzazione verso le strutture meno complesse.

Recupero o apprendimento senza errori?

Un altro grande terreno di scontro, soprattutto per quanto riguarda le strategie per portare a un aumento delle parole da denominare, è quello tra recupero e apprendimento senza errori. Nella prima categoria, in inglese retrieval, rientra la già citata Semantic Feature Analysis che incoraggia i tentativi per arrivare alla denominazione della parola target. Al contrario, gli approcci errorless, partono dal presupposto che gli errori prodotti si vadano a consolidare nella testa del paziente assieme alle produzioni corrette, ostacolandone il recupero. In questo caso, nel momento in cui il paziente produce una parola errata, il terapista lo ferma con un gesto e lo espone più volte alla parola corretta, chiedendone la ripetizione.

Come fare?

Questa panoramica può sicuramente scoraggiare chi è alle prime armi: come si può operare una scelta quando sia un approccio che il suo contrario sono supportati da evidenze? Il consiglio migliore che possiamo darvi, in questo caso, è quello di agire con consapevolezza e non passare da una modalità all’altra sulla base dell’improvvisazione senza sapere a quale modello si sta facendo riferimento; utilizzare, ad esempio, le immagini sapendo che esistono degli approcci che non le prevedono, e non perché in quel momento abbiamo delle immagini a portata di mano. Inoltre, è probabile che esistano diversi approcci anche perché non esistono due pazienti afasici uguali: probabilmente alcuni trarranno maggior beneficio da un approccio, altri da un altro. In questo senso, è importante avere la più grande cassetta degli attrezzi possibile per poter, eventualmente, passare a un altro tipo di percorso nel momento in cui quello precedente si riveli inefficace.

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Bibliografia

Kelly  H, Brady  MC, Enderby  P. Speech and language therapy for aphasia following stroke. Cochrane Database of Systematic Reviews 2010, Issue 5. Art. No.: CD000425. DOI: 10.1002/14651858.CD000425.pub2.

Kendall DL, Rosenbek JC, Heilman KM, Conway T, Klenberg K, Gonzalez Rothi LJ, Nadeau SE. Phoneme-basedrehabilitation of anomia in aphasia. Brain Lang. 2008 Apr;105(1):1-17. 

Thompson CK, Shapiro LP. Treating agrammatic aphasia within a linguistic framework: Treatment of Underlying Forms. Aphasiology. 2005 Nov;19(10-11):1021-1036. 

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Approccio multimodale o constraint-induced?