L’American Psychiatric Association definisce la dislessia come un disturbo dell’apprendimento caratterizzato da decodifica lenta e inaccurata delle parole, spesso associata a difficoltà di scrittura al livello della parola (APA, 2013).

In generale si ritiene che i bambini e ragazzi con difficoltà nella propria lingua madre (L1) abbiano più probabilità di incontrare difficoltà analoghe nella seconda lingua (L2). Tra i fattori che sembrano predire l’acquisizione del vocabolario in L1 e L2 c’è la memoria di lavoro, in particolare gli aspetti “passivi” della memoria di lavoro come il loop articolatorio [1]. Inoltre, la trasparenza della lingua sembra giocare un ruolo fondamentale: i bambini che imparano una lingua opaca (come l’inglese) sono più lenti di quelli che imparano una lingua trasparente.

Uno studio recente di Fazio e colleghi (2020) [2] hanno cercato di dare risposta alle seguenti domande:


 

  • Gli studenti italiani dislessici fanno fatica a imparare l’inglese in termini di lettura e scrittura?
  • Quali sono i meccanismi cognitivi che influenzano l’apprendimento dell’inglese scritto?
  • Lo status socioeconomico influenza l’apprendimento dell’inglese scritto come seconda lingua nei bambini dislessici e non?

Lo studio, effettuato su un campione di 90 bambini dislessici (confrontati con 90 normolettori), ha riportato i seguenti risultati:

 

  • I bambini dislessici fanno effettivamente più fatica ad apprendere una seconda lingua. In particolare, la velocità di lettura di parole in italiano sembra essere correlata alle abilità nell’uso della L2
  • La memoria di lavoro influenza l’accuratezza nella lettura di parole e non parole, mentre la competenza fonologica influenza sia l’accuratezza nella lettura di parole e non parole che le abilità di svolgere compiti di dettatura. In questo senso, la memoria fonologica e la competenza fonologica in generale influenzano in modo consistente l’accuratezza nella performance in lettura e scrittura dell’inglese. I meccanismi che portano alla mancata fluidità nella lettura e scrittura nella L2 sembrano essere gli stessi che rallentano la L1 nei dislessici.
  • Dall’analisi delle variabili sullo stato socioeconomico sembra che il lavoro del padre e il livello di scolarizzazione della madre giochino un ruolo importante nell’apprendimento della seconda lingua. La prima variabile correla con l’accuratezza e la lettura di parole e non parole; la seconda correla con l’accuratezza e la velocità di lettura di parole, e anche con le abilità di scrittura.

In conclusione, per gli studenti italiani esaminati, sia gli aspetti neuropsicologici (come la memoria di lavoro verbale e la competenza fonologica) che quelli socioeconomici supportano il processo di apprendimento di una seconda lingua.

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