Per leggere la prima parte cliccate qui.

In questa seconda parte vedremo alcuni aspetti generali dell’intervento, dagli obiettivi alla gerarchia passando per alcune importanti considerazioni sul feedback da fornire.

Obiettivi dell’intervento

Gli obiettivi variano in relazione alla gravità del disturbo e alle scelte concordate tra terapista, paziente e caregiver.

  • Migliorare la produzione utilizzando i punti di forza e individuando le debolezze relative alle singole strutture
  • Facilitare la partecipazione alle attività quotidiane anche attraverso lo sviluppo di nuove strategie
  • Eliminare le barriere che impediscono una comunicazione efficace
  • Introdurre la Comunicazione Aumentativa Alternativa
  • Counseling familiare, insegnamento di tecniche specifiche, fornire risorse.

Gerarchia dell’intervento (da Duffy, 2013)

Anche se la gerarchia dell’intervento cambia da un approccio all’altro (vedi parte 3), tendenzialmente si parte dagli elementi più semplici, “scendendo” al livello dei movimenti puri o addirittura dei riflessi nei casi più severi:

  • Partire dalle sillabe (a meno che la persona non riesca già a produrre con successo parole o frasi)
  • Se la persona non riesce a produrre suoni linguistici, iniziare da suoni non linguistici (arrotondamento delle labbra, innalzamento della lingua)
  • Nei casi più severi, elicitare riflessi come la tosse e la risata e modellarli a poco a poco verso produzioni intenzionali

Ricordando comunque che…

  • la persona afasica deve poter scegliere gli stimoli target da cui partire; questo ha un effetto positivo sull’apprendimento dei movimenti
  • fornire aspettative positive aumenta le possibilità di successo di un intervento (Wulf, 2016)

Modulare il feedback

Le evidenze suggeriscono di modulare il tipo di feedback e la frequenza in base alla fase dell’intervento:

  • Nella fase di acquisizione di nuovi comportamenti conviene dare un feedback più frequente e specifico
  • Nella fase di mantenimento e generalizzazione Meno frequente (60%) e più generico
  • Sia l’acquisizione che il mantenimento migliorano quando c’è un ritardo (es: 5 secondi) nel feedback
  • L’apprendimento è potenziato quando il feedback è fornito in seguito a risposte corrette (e non rispetto a risposte errate)
  • Automonitoraggio e autocorrezioni facilitano l’apprendimento e il mantenimento delle abilità acquisite

Bibliografia

Duffy, J. R. (2013). Motor speech disorders: Substrates, differential diagnosis, and management. Mosby.
Wulf, G., & Lewthwaite, R. (2016). Optimizing performance through intrinsic motivation and attention for learning: The OPTIMAL theory of motor learning. Psychonomic Bulletin & Review, 23(5), 1382–1414.

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