L’aprassia verbale è un disturbo motorio dello speech caratterizzato da eloquio rallentato, distorsioni di vocali e consonanti e pause frequenti tra le parole o tra le sillabe. Esistono bambini con aprassia evolutiva, ma questo tipo di problema può insorgere anche nell’adulto in seguito a cerebrolesioni (ictus, traumi cranici) o malattie neurodegenerative. Si presenta spesso in associazione con il disturbo acquisito del linguaggio (afasia) e con problemi di tipo motorio nell’esecuzione dei movimenti del parlato (disartria).

La difficoltà principale dell’aprassia è la pianificazione dei movimenti. Perché avviene questo? Ci sono fondamentalmente tre ipotesi:

  • Ipotesi dei programmi danneggiati (Damaged Programs Hypothesis): le rappresentazioni relative ai movimenti sono compromesse (almeno parzialmente)
  • Ipotesi del deficit del recupero del programma (Program Retrieval Deficit Hypothesis): il problema è l’attivazione del programma corretto quando altri programmi motori si ritrovano in competizione (sono simili o sono stati attivati recentemente)
  • Ipotesi della ridotta capacità del buffer (Reduced Buffer Capacity Hypothesis): il buffer di pianificazione motoria non riesce a contenere più di un programma motorio alla volta (la cui dimensione è quella di una sillaba)

Lo studio

Un recente studio Mailend e colleghi (2019) [1] di ha cercato di mettere a confronto queste ultime due ipotesi.


I partecipanti erano:

  • 8 soggetti con aprassia (sei dei quali con associata afasia)
  • 9 soggetti con afasia, ma senza aprassia
  • 25 soggetti di controllo

Il compito era quello di osservare una parola iniziale (prime) dopo la quale sarebbe apparsa la parola da pronunciare (in bianco su fondo blu). In alcuni casi la parola era identica, in altri no (era dunque necessario uno switching rapido tra il primo e il secondo stimolo). Le parole erano monosillabiche, con struttura CVC e lunghe 3-4 fonemi.

Perché le parole monosillabiche? Per discriminare tra le due ipotesi. Infatti:

  • Se la teoria del buffer ridotto fosse vera, non dovremmo assistere a un particolare rallentamento, dato che le parole sono monosillabiche
  • Se, invece, a essere vera fosse la teoria dell’attivazione del programma corretto, ci sarebbe un rallentamento dovuto ai diversi programmi in competizione

I risultati

Alla fine, i risultati hanno mostrato una latenza significativa nei pazienti con aprassia, in accordo con l’ipotesi del recupero del programma. I programmi motori venivano dunque preparati, in qualche misura, al momento del prime, ma dovevano poi essere modificati nel momento in cui appariva una parola diversa.

Un altro aspetto molto interessante è che le persone con afasia ma senza aprassia, commettevano comunque degli errori, ma:

  • I tempi di latenza erano molto simili a quelli del gruppo di controllo (dunque, lo switching aveva rallentato solo i soggetti con aprassia)
  • Non c’erano differenze significative tra soggetti afasici e gruppo di controllo quando veniva proposta una parola simile (ma non identica) a quella del prime

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