È cosa nota che le funzioni cognitive di base siano in relazione diretta con l’apprendimento di tipo scolastico; le ricerche su questo abbondano in letteratura scientifica. Tali ricerche, però, si concentrano spesso su popolazioni che presentano specifiche diagnosi (per esempio, ADHD e disturbi specifici dell’apprendimento) o su persone che non presentano particolari difficoltà.

Una ricerca pubblicata nel 2021[1] ha utilizzato invece una modalità intermedia: ha selezionato un ampio gruppo di persone, di età compresa fra i 5 e 18 anni, segnalate da psicologi, medici, logopedisti, insegnanti o educatori per difficoltà in ambito cognitivo e/o scolastico. Nello specifico, le difficoltà dovevano riguardare una o più delle seguenti aree: attenzione, memoria, linguaggio, matematica, lettura e scrittura.
Sulla base di questi criteri, sono stati selezionati più di 800 partecipanti con caratteristiche molto eterogenee fra loro, spaziando fra molte possibili diagnosi (per esempio, ADHD e disturbi specifici dell’apprendimento, ma anche disturbi d’ansia e dell’umore) o anche nessuna diagnosi. In ogni caso, la diagnosi più frequente nel campione era quella di ADHD (32% dei casi).

Tutte le persone venivano quindi sottoposte ad ampia valutazione di molti aspetti cognitivi. Tramite analisi statistiche, i vari test utilizzati sono stati raggruppati in 3 aree principali: competenze fonologiche, velocità di elaborazione e funzioni esecutive; a questi sono stati aggiunti test per la lettura, la scrittura e le abilità matematiche.

Scopi della ricerca

I ricercatori si erano posti i seguenti obiettivi:

  • Stabilire la relazione fra le tre aree cognitive (competenze fonologiche, velocità di elaborazione e funzioni esecutive) e apprendimenti scolastici (lettura, scrittura e matematica) nell’intero campione
  • Osservare se tale relazione fosse la stessa anche nel sottogruppo di persone con probabile ADHD e confrontare il tutto con le persone senza ADHD.

Risultati

  • Relativamente all’intero campione, le competenze fonologiche risultavano predittive della capacità di lettura e scrittura; seppur in misura minore, anche la velocità di elaborazione risultava predittiva della capacità di lettura; le funzioni esecutive risultavano predittive della abilità matematiche
  • Nel sottogruppo con ADHD la relazione fra matematica e funzioni esecutive era più forte, mentre quella fra competenze fonologiche e letto-scrittura era più debole; inoltre, la relazione fra velocità di elaborazione e lettura si dimostrava significativa soltanto per le persone con ADHD.

Conclusioni

I dati mettono in evidenza quanto sia importante, all’interno di una valutazione diagnostica, non limitarsi a stabilire la presenza o assenza di uno specifico disturbo ma approfondire anche il profilo neuropsicologico. I risultati di questa ricerca, per esempio, danno risalto a quanto, in presenza dell’ADHD (specifico disturbo), gli eventuali deficit delle funzioni esecutive (profilo neuropsicologico) diventino particolarmente predittivi di probabili problemi in ambito matematico; inoltre, sempre in relazione all’ADHD, il riscontro di un rallentamento nell’elaborare le informazioni rappresenterebbe un ulteriore fattore di rischio per difficoltà di lettura, aspetto che non sarebbe così determinante invece in assenza di questa diagnosi.