Si sente spesso parlare di persone con dislessia particolarmente intelligenti e alcuni libri molto popolari hanno probabilmente contribuito a far circolare l’idea che una spiccata intelligenza sia molto comune nell’ambito dei disturbi specifici dell’apprendimento. Queste opinioni si basano però su aneddoti più che su dati verificati. Quanto c’è di vero allora?
Questa è la domanda a cui hanno cercato di rispondere Toffaòini[1] e colleghi qualche anno fa con la loro ricerca.

Cosa hanno scoperto?

Prima di passare ai risultati, è opportuna una premessa: come spiegato già in altre circostanze (per esempio nell’articolo sui profili alla WISC-IV nei DSA), in circa il 50% delle persone con disturbi specifici dell’apprendimento il QI non risulta interpretabile a causa di ampie discrepanze fra i vari indici, a causa principalmente di inefficienze della memoria di lavoro verbale. In questi casi si ricorre all’utilizzo dell’Indice di Abilità Generale (l’insieme dei punteggi riguardanti le prove di ragionamento verbale e visuo-percettivo, escludendo invece le prove di memoria di lavoro verbale e velocità di elaborazione); questa procedura viene giustificata anche da alcuni studi che mettono in evidenza un’altissima correlazione fra questo indice e il QI[2], sebbene quest’ultimo punteggio risulti più predittivo del successo scolastico e accademico rispetto agli altri parametri ricavabili dalla WISC-IV[1], cioè il test più utilizzato per le valutazioni intellettive (a questo proposito, può essere utile leggere un nostro precedente articolo).


Partendo quindi dall’assunto che nel caso dei disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) sia più opportuno misurare il livello intellettivo tramite l’Indice di Abilità Generale (anziché il QI), gli autori di questa ricerca hanno voluto osservare con quale frequenza, all’interno della popolazione con DSA, si osservasse un’intelligenza compatibile con la classificazione di plusdotazione.

Passiamo ai principali risultati – molto interessanti – emersi da questo studio:

  • Utilizzando il QI, soltanto lo 0,71% delle persone con DSA risultavano plusdotate, mentre nella popolazione generale questa proporzione è dell’1,82% (cioè nel campione di taratura della WISC-IV).
    Quindi, stimando il livello intellettivo tramite il QI, sembrerebbe che tra le persone con disturbi specifici dell’apprendimento ci siano meno della metà dei plusdotati rispetto a quanti se ne trovano nel resto della popolazione.
  • Se invece si utilizza l’Indice di Abilità Generale (che abbiamo visto essere una stima più affidabile del livello intellettivo nei disturbi specifici dell’apprendimento), si scopre che i plusdotati con disturbi specifici dell’apprendimento sono più del doppio di quanti se ne trovino nella popolazione generale, cioè il 3,75%.

Seppur con le dovute cautele (non è ben chiaro il modo in cui sia stato selezionato il campione di persone utilizzato in questa ricerca), i dati sembrano suggerire una presenza molto più marcata di individui plusdotati all’interno della popolazione di persone con DSA rispetto a quanto avvenga fra le persone a sviluppo tipico.

Ulteriori ricerche dovrebbero far luce sulle possibili cause di questo fenomeno.

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