L’importanza delle funzioni esecutive in molti ambiti della vita è cosa nota e, non a caso, ne abbiamo parlato con numerosi articoli; abbiamo visto, per esempio, l’importanza delle funzioni esecutive in relazione alla matematica, al linguaggio, alla lettura e alla comprensione del testo, e alla creatività.

Inoltre, un’accurata valutazione delle funzioni esecutive può aiutare a discriminare fra diverse forme di demenza.

La conseguenza più ovvia è che tante ricerche si sono concentrate sulla possibilità di potenziare le funzioni esecutive in diversi tipi di contesto, per esempio, in età prescolare, nell’afasia e nelle cerebrolesioni acquisite.


Qualcuno ha provato anche a vedere se le funzioni esecutive siano incrementabili in maniera indiretta, per esempio imparando a suonare uno strumento musicale.

Molto interessante è anche lo studio condotto da Arfé e collaboratori[1], tramite il quale gli autori hanno valutato l’effetto di un training di programmazione informatica sulle funzioni esecutive.

Nello specifico, hanno sottoposto un gruppo di bambini di 5 e 6 anni di età a 8 ore di allenamento sul coding tramite una piattaforma online (code.org); gli stessi bambini, prima e dopo il periodo di training sono stati confrontati con un altro gruppo di bambini, sottoposto ad attività scolastiche standard nelle materie scientifiche previste per l’età, tramite i seguenti test di pianificazione e inibizione:

  • Elithorn Perceptual Maze Test della BVN 12-18
  • Stroop Numerico della BIA
  • Inibizione della NEPSY-II

I RISULTATI

In linea con le attese dei ricercatori, i bambini che avevano partecipato al training di programmazione informatica ottenevano successivamente incrementi di performance nelle prove di pianificazione e di controllo dell’impulsività.

Questi risultati, ottenuti in un solo mese, erano paragonabili all’incremento spontaneo di performance osservato nell’arco di ben sette mesi.

A ben pensare, tutto ciò non appare così sorprendente: l’apprendimento del coding, infatti, richiede di analizzare accuratamente i problemi, concettualizzare procedure algoritmiche e dividere un lavoro in più passaggi senza farsi prendere dalla fretta; in un certo senso, queste abilità potrebbero essere proprio riassunte con i termini “pianificazione” e “inibizione”.

Se questi dati venissero replicati e gli effetti venissero osservati anche nella vita di tutti i giorni dei bambini e dei ragazzi (per esempio, nel rendimento scolastico) ci sarebbe un motivo in più per ritenere il coding un’attività essenziale da inserire stabilmente nei programmi scolastici.

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BIBLIOGRAFIA

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