Abbiamo parlato in passato della Semantic Feature Analysis attraverso questo video e in questo articolo dove illustravamo un approccio orientato al recupero dei verbi. Stavolta proviamo a capire dove sarebbe il caso di utilizzare la SFA e dove, invece, sarebbe meglio provare altro.

In breve: che cos’è la Semantic Feature Analysis

La Semantic Feature Analysis è una tecnica di terapia logopedica ampiamente impiegata con le persone con afasia al fine di migliorare il recupero delle parole. Nella versione classica, si utilizza un foglio nel quale è collocata, al centro, l’immagine della parola da denominare. Intorno all’immagine ci sono diverse domande tese a elicitare nella persona la produzione di alcune caratteristiche relative alla parola target (“che aspetto ha?”, “a che cosa assomiglia?”, ecc.). L’ideale sarebbe se la persona riuscisse a produrre da sola le caratteristiche semantiche della parola, ma è anche possibile dare dei suggerimenti. Esistono versioni modificate della Semantic Feature Analysis che utilizzano, ad esempio, i verbi.

Il punto debole della Semantic Feature Analysis

Nel 2019 Kendall e colleghi[1] ha messo a confronto la Semantic Feature Analysis e il Phonomotor Treatment (PMT). Sia il gruppo dei pazienti che utilizzava la SFA che quello che utilizzava il PMT erano migliorati significativamente nelle parole che condividevano i tratti semantici (SFA) e fonologici (PMT) allenati, ma nessuno dei due gruppi è riuscito a generalizzare l’apprendimento a parole che non condividevano caratteristiche semantiche o fonologiche con le parole allenate. Da questo punto di vista, sembrano essere più efficaci tecniche come il VNeST o approcci funzionali come il Communication Partner Training.

Dove funziona la Semantic Feature Analysis

Evans e colleghi[2] hanno realizzato uno studio volto a individuare le caratteristiche che predicono un maggior successo della terapia con SFA. In particolare, hanno evidenziato che:

  • Le persone che riuscivano a produrre spontaneamente le caratteristiche semantiche miglioravano di più nella denominazione
  • La varietà delle caratteristiche denominate non aveva conseguenze sul miglioramento della denominazione
  • La severità dell’afasia riveste un ruolo importante (le persone con un quadro afasico più severo ottengono dei miglioramenti più modesti)

Anche lo studio di Evans ha confermato che la generalizzazione delle parole trattate con SFA riguarda solo quelle parole che condividono caratteristiche semantiche con le parole trattate.

A questo punto potremmo chiederci: se l’obiettivo finale del nostro intervento è la generalizzazione, perché dovremmo utilizzare la SFA? In realtà esiste un ambito in cui la SFA ha prodotto dei risultati estremamente incoraggianti, ed è uno dei pochi ambiti relativi al linguaggio dove non ci prefiggiamo l’obiettivo della generalizzazione: il trattamento dell’Afasia Progressiva Primaria. In questo caso, infatti, il nostro obiettivo non è quello di riuscire a recuperare il maggior numero di parole possibile, ma di riuscire a mantenere il maggior numero possibile di parole significative. Un sorprendente studio di Flurie e colleghi[3] ha mostrato che, a distanza di due anni, le 100 parole allenate (tre volte a settimana) diminuivano solo del 2,5% contro il 20% di declino spontaneo nelle persone non trattate.

Infine, diversi studi (Kiran e Thompson[5] e Boyle[6]) hanno evidenziato l’efficacia della SFA nel miglioramento della denominazione e nella riduzione di neologismi nelle persone con afasia fluente.

I nostri corsi e materiali sul trattamento dell’afasia

Bibliografia

[1] Kendall, D.L, Moldestad, M.O., Allen, W., Torrence, J., & Nadeau, S.E. (2019). Phonomotor versus semantic feature analysis treatment for anomia in 58 persons with aphasia: a randomized controlled trial. Journal of Speech, Language, and Hearing Research. https://doi.org/10.1044/2019_JSLHR-L-18-025

[2] Evans WS, Cavanaugh R, Gravier ML, Autenreith AM, Doyle PJ, Hula WD, Dickey MW. Effects of Semantic Feature Type, Diversity, and Quantity on Semantic Feature Analysis Treatment Outcomes in Aphasia. Am J Speech Lang Pathol. 2021 Feb 11;30(1S):344-358. 

[3]Flurie, M., Ungrady, M., & Reilly, J. (2020). Evaluating a maintenance-based treatment approach to preventing lexical dropout in progressive anomia. Journal of Speech, Language, and Hearing Research. https://doi.org/10.1044/2020_JSLHR-20-00059 

[4] Kiran, S., & Thompson, C. K. (2003). The role of semantic complexity in treatment of naming deficits: Training semantic categories in fluent aphasia by controlling exemplar typicality. Journal of Speech, Language, and Hearing Research

[5] Boyle, M. (2004). Semantic feature analysis treatment for anomia in two fluent aphasia syndromes. American Journal of Speech-Language Pathology