Circa un terzo delle persone che hanno subito un ictus manifesta afasia, ovvero la perdita o il danneggiamento della capacità di produrre e/o comprendere il linguaggio. In questo articolo vedremo, in breve, alcuni punti importanti relativi al trattamento logopedico dell’afasia.

Il tipo di approccio

In generale, esistono due tipi principali di intervento: quello basato sul danno e quello comunicativo-funzionale. Spesso il terapista utilizza, in momenti o contesti diversi, entrambi gli approcci. Potete approfondire le difficoltà relative alla scelta della strategia giusta in questo articolo.

L’approccio “impairment-based” consiste nel recuperare una o più componenti linguistiche compromesse. In particolare, in seguito a una valutazione delle componenti linguistiche, si identificano delle aree di deficit come, ad esempio, l’accesso al lessico o la fonologia. Anche se spesso non è possibile ottenere la restitutio in integrum (ovvero il ritorno alla condizione precedente all’ictus), è comunque possibile ottenere dei miglioramenti nelle aree trattate. I sostenitori dell’approccio impairment-based puntano sulla neuroplasticità, ovvero sulla capacità del cervello di riorganizzarsi per vicariare le funzioni delle aree lesionate reclutando neuroni da altre aree.

L’approccio comunicativo-funzionale parte, invece, dalle esigenze relative alla comunicazione e all’interazione quotidiana della persona afasica; questo intervento può essere sia diretto sia indiretto, ovvero mirato a utilizzare il contesto di vita della persona, eliminando le barriere comunicative presenti nell’ambiente e puntando sulle risorse esterne, come ad esempio il caregiver; solitamente, l’approccio comunicativo-funzionale è più aperto all’utilizzo di altre modalità comunicative (disegno, gesto, ecc.) per raggiungere l’obiettivo.

La logopedia per l’afasia funziona?

Come abbiamo più volte affermato, le Cochrane Review più recenti sostengono l’utilità della logopedia nel trattamento dell’afasia, nonostante gli studi abbiano spesso un campione limitato e nonostante l’altissima eterogeneità della popolazione afasica impedisca spesso di generalizzare i risultati ottenuti.

Quando iniziare la logopedia?

Nonostante non esistano studi specifici che mettano a confronto l’efficacia della logopedia avviata in fase acuta rispetto a quella avviata in fase cronica, la logopedia inizia abitualmente già in fase acuta poiché si ritiene che un intervento precoce possa sfruttare la neuroplasticità che è massima nella fase acuta. Tuttavia, nei primi sei mesi è frequente assistere a grandi miglioramenti spontanei nelle persone colpite da ictus, e questo rende difficile stabilire l’effettiva efficacia della logopedia in fase acuta.

Le evidenze principali, comunque, riguardano la fase acuta. Si è visto che un trattamento logopedico sostenuto, anche a distanza di anni dall’ictus[1], permette di ottenere risultati significativi. Circa il 50% delle persone con afasia continua a svolgere riabilitazione logopedica anche decenni dopo l’ictus[2]. Per quanto riguarda l’intensità di trattamento, alcuni studi hanno dimostrato che un maggior numero di sedute di logopedia consente di ottenere un maggiore miglioramento[3].

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Bibliografia

[1] Johnson L, Basilakos A, Yourganov G, et al. Progression of aphasia severity in the chronic stages of stroke. Am J Speech-Language Pathol 2019; 28: 639–649.

[2] Holland A, Fromm D, Forbes M and MacWhinney B. Long-term recovery in stroke accompanied by aphasia: a reconsideration. Aphasiology 2017; 31: 152–165.

[3] Carpenter J and Cherney LR. Increasing aphasia treatment intensity in an acute inpatient rehabilitation programme: a feasibility study. Aphasiology 2016; 30:
542–565