Nonostante il progresso della scienza medica, l’ictus resta ancora una delle cause principali di morte e disabilità nella popolazione. Secondo le statistiche, il 30% delle persone che hanno subito un ictus, a distanza di 4 anni, risulta ancora compromesso cognitivamente. Una valutazione neuropsicologica, quindi, è fondamentale per comprendere lo stato attuale delle funzioni cognitive del paziente, per prevedere le sue possibilità di reinserimento nel contesto quotidiano, per pianificare un intervento riabilitativo e, infine, per controllare l’evoluzione del paziente stesso.

Fin qui era già tutto noto.

Adesso però i ricercatori hanno scoperto che un test comune usato in queste valutazioni, chiamato Trail Making Test (TMT), può anche aiutare a capire se una persona è a rischio di morire dopo un ictus. Hanno monitorato un gruppo di persone anziane per 14 anni e hanno scoperto che quelle che avevano ottenuto punteggi bassi al TMT avevano una probabilità 3 volte maggiore di morire dopo un ictus.

Non si sa ancora perché questo accade, ma i ricercatori pensano che potrebbe essere legato a problemi vascolari.
In conclusione il TMT potrebbe rivelarsi un valido ausilio per fornire maggiori informazioni al paziente, tenendo conto anche della sua ampia diffusione e rapidità di utilizzo.

Riferimenti bibliografici

Wilber, B., Kilander, L., Sundstrom, J., Byberg, L., & Lind, L. (2012). The relationship between executive dysfunction and post-stroke mortality: a population-based cohort study. Neurology. 2: 3.

World Health Organization, (1980). International classification of impairments, disabilities and handicaps. World Health Organization, Geneva.

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