Un argomento che abbiamo affrontato in diverse occasioni è quello degli interventi a distanza: ne abbiamo parlato per la dislessia, per la psicoterapia, per il trauma cranico e per l’afasia. Abbiamo appreso che, anche se può non essere la nostra modalità preferita, la tecnologia ci è molto di supporto oggi ed è possibile ottenere buoni risultati col paziente anche senza essere presenti fisicamente.

Il lavoro di molti professionisti però non riguarda soltanto il potenziamento, la psicoterapia e la riabilitazione, ma molto spesso comincia con la valutazione. A questo punto è lecita la seguente domanda: è possibile compiere valutazioni, magari con test carta-e-matita, senza la presenza fisica del professionista?

Per nostra fortuna, è la stessa domanda che si sono posti molti ricercatori che hanno deciso di testare proprio questa ipotesi.

Nel 2014, Cullum e colleghi[1] hanno analizzato le possibili discrepanze nei risultati dei test confrontando due diverse modalità di somministrazione: di persona o a distanza (mantenendo il contatto con l’operatore tramite video). Per fare ciò hanno selezionato un gruppo di persone composto da individui sani, individui con MCI e individui con probabile malattia di Alzheimer. Tutte queste persone sono state sottoposte ai seguenti test cognitivi:

  • Mini-Mental State Evaluation (MMSE), probabilmente il più diffuso test cognitivo di screening nell’ambito delle demenze
  • Test del Disegno dell’Orologio, altra prova di screening molto diffusa nell’ambito delle demenze.
  • Hopkins Verbal Learning Test-Revised (HVLT-R), una prova di apprendimento verbale simile al Test delle 15 Parole di Rey (vedi qui per una breve spiegazione)
  • Fluenze semantiche, un test di memoria semantica e linguaggio (vedi qui per una breve descrizione)
  • Boston Naming Test (BNT), una prova di denominazione verbale (vedi qui per una breve descrizione)

Tutti questi test sono stati somministrati a ogni partecipante alla ricerca, in forme parallele, in entrambe le modalità, in presenza fisica del professionista e a distanza (sotto video-supervisione).

Un primo dato interessante è che i punteggi di ogni test, con entrambi i metodi di somministrazione, mostravano importanti correlazioni: da un minimo di r = 0,55 (Span di Cifre Inverso) a un massino di r = 0,91 (MMSE), con una media di r = 0,74.
In altre parole, i punteggi dei test nelle due modalità tendevano a essere concordanti.

Anche confrontando le media di ogni test in ciascuna modalità, nella maggior parte dei casi non risultavano differenze statisticamente significative (e, quando presenti, erano clinicamente trascurabili).

Successivamente, Wadswoth e collaboratori[3] hanno condotto una ricerca simile, seppur con un campione numericamente inferiore, utilizzando gli stessi test e le stesse modalità di somministrazione, con l’aggiunta dell’Oral Trail nelle forme A e B (varianti verbali del TMT A e B. Vedi qui per una breve descrizione).

Anche in questo caso le correlazioni fra le diverse modalità di somministrazione dei test di mantenevano a livelli piuttosto elevati, andando da un minimo di r = 0,62 per il Test del Disegno dell’Orologio a un massimo di r = 0,93 per le Fluenze Fonologiche e per il BNT, con una media di r = 0,82.

Le ricerche descritte finora anno affrontato il problema dalla fattibilità di una valutazione neuropsicologica condotta in remoto e della sua attendibilità; manca però uno studio di validità (per una breve definizione di validità e attendibilità consulta il nostro Glossario Logopedico e Neuropsicologico). A questo proposito, Wadsworth e colleghi[2] hanno condotto un’altra ricerca, su circa 200 soggetti (sia sani che con MCI e demenza), con l’obiettivo di dimostrare che una valutazione condotta a distanza fosse in grado di discriminare persone sane e con deficit cognitivi, tanto quanto una valutazione fatta di persona.

I test utilizzati erano gli stessi della prima ricerca descritta e in questo caso è stato osservato quanto segue:

  • Le medie dei punteggi nelle due modalità non differivano quasi mai in maniera statisticamente significativa
  • La ridotta grandezza degli effetti lascia ipotizzare che soltanto una piccola parte di varianza dei punteggi potrebbe essere spiegata dalla modalità di somministrazione dei test.
  • La batteria di test era in grado di distinguere le persone sane da quelle con deficit cognitivo a prescindere dalla modalità di somministrazione (faccia a faccia o a distanza)

Mettendo insieme le ricerche citate, sembra di poter considerare realmente attuabili le valutazioni neuropsicologiche condotte a distanza, rendendo quindi accessibili i servizi anche a persone con impedimenti logistici a raggiungere il professionista nel suo ambulatorio, circostanza quanto mai attuale dopo l’esplosione dell’emergenza COVID-19.
Non nascondiamo alcune perplessità rispetto alla possibilità che la “teleneuropsicologia” presenti alcuni importanti limiti, soprattutto in merito alla possibilità di osservare alcuni aspetti qualitativi che potrebbero essere più evidenti in presenza fisica del paziente, così come alcune test potrebbero essere molto complicati da somministrare se non con l’aiuto concreto del professionista. In questo caso entriamo però nel campo delle opinioni mentre, se vogliamo rimanere fedeli ai dati, questi al momento appaiono promettenti.

Può interessarti anche:  L’ADHD 20 anni dopo la diagnosi. Gli effetti sulle entrate finanziarie

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca